Lavoro da freelance: quando è la scelta giusta?
Lavorare da freelance è una questione di scelta. L’unica risposta possibile alla domanda “Come mai fai il freelance?” non è “Sai mi è capitata questa occasione e ho deciso di coglierla al volo. Certi treni passano una volta sola”.
Questa potrebbe essere la classica e abusata risposta per un impiego di quelli di una volta, con un bel contratto a tempo indeterminato. Il lavoro da freelance appartiene di più alla temuta categoria delle scelte di vita. E le motivazioni dell’appartenenza sono tante: assenza di orari fissi, assenza di stipendio fisso, assenza di ferie prestabilite e così via.

Perché allora cimentarsi in un’attività lavorativa in cui sembrano assenti tutti i presupposti per la tranquillità? Molto dipende da una predisposizione naturale, ma molto dipende anche dai settori e dall’offerta lavorativa che li caratterizza. In alcuni casi si tratta sì di una scelta, ma di una scelta quasi obbligata.
In tutti gli altri casi ci sono degli aspetti della personalità che portano quasi naturalmente a svolgere un’attività freelance. Riconoscersi in questi aspetti significa rendersi conto che sì, la carriera del freelance è decisamente quella giusta!
I quattro segnali per capire quando si è pronti a un lavoro da freelance
Esistono dei segnali chiari che bisogna ascoltare prima di imbarcarsi in una vita da freelance. Funzionano come un piccolo grillo parlante, piazzato lì sulla spalla a indicare la strada migliore da percorrere. Se la predisposizione è verso la vita da lavoratore indipendente, il grillo in questione dovrebbe sottolineare questi aspetti:
Buona conoscenza del funzionamento delle partite IVA, nessuna paura del commercialista e conti in ordine: questi tre elementi sono la base di partenza. Prima di iniziare un’attività da freelance, sarebbe bene poter disporre di un piccolo capitale. Durante il periodo di rodaggio, i guadagni non saranno eccezionali e avere un gruzzolo da cui attingere consente di affrontare le difficoltà con maggiore serenità.
Il conto in ordine, però, non basta se la partita IVA è un mondo sconosciuto. Le partite IVA sono il classico argomento di cui tutti sanno tutto e nessuno sa niente. Sono cioè uno di quegli argomenti su cui ognuno è pronto a esprimere un parere, di solito negativo, ma di cui nessuno conosce con esattezza il funzionamento. L’unica certezza sbandierata è: il carico fiscale esagerato.
Una buona conoscenza dell’argomento è un’arma imporante per chi vuole diventare freelance. Iniziare con l’informarsi per esempio sul regime forfetario, che ha sostituito il vecchio regime dei minimi, è un primo passo. Esistono, infatti, dei vantaggi per i titolari delle partite IVA che sono in possesso dei requisiti per accedere al regime forfetario. Tutti questi aspetti vanno approfonditi con calma e messi nella lista di pro e contro che qualsiasi lavoratore alle prese con la decisione di affrontare l’avventura da freelance dovrebbe valutare.
Capacità di separare vita privata e vita professionale: il lavoro da freelance rischia di fagocitare tutto, mangiandosi le ore libere, i fine settimana e i giorni di ferie. La predisposizione istintiva a vivere su due binari paralleli è il segnale che dà il via libera alla scelta del lavoro indipendente.
Disciplina, disciplina e poi ancora disciplina: un buon freelance è disciplinato, organizzato e vive con il calendario sotto il naso. Organizzazione è la parola d’ordine che permette di affrontare le giornate rispettando scadenze e richieste. È vero il lavoro creativo è considerato senza regole, ma nel caso del creativo freelance le regole sono dettate dal compenso economico. Ecco perché la disciplina è fondamentale, perché ogni commessa ricevuta da un cliente va valutata in termini di tempo, impegno e compenso. Essere disciplinati permette di far andare d’accordo tutti questi aspetti e di essere soddisfatti del rapporto tempo impiegato-ricavo ottenuto-risultato del lavoro. Se non si è disciplinati ma si è fermamente disposti a diventarlo, allora la vita da freelance continua a essere un’opzione da prendere in considerazione.
Consapevolezza della propria professionalità: saper valutare la propria professionalità significa non svendersi, significa saper elaborare preventivi in linea con le proprie capacità e significa anche avere la forza di non abbassare troppo i propri tariffari. Il mondo del freelance è fatto da migliaia di altri freelance che svolgono lo stesso lavoro e che potrebbero applicare costi più bassi. Se non si ha piena consapevolezza di quello che si può offrire in termini lavorativi e del tipo di qualità che ci contraddistingue dagli altri, si rischia di non essere in grado ai autovalutarsi. E questo purtroppo può diventare un’arma a doppio taglio. Qual è il rischio? Ci si svaluta pur di conquistare un cliente e si lavora con un rapporto sfavorevole impegno-tempo-ricavo. A questo poi si aggiunge la componente psicologica dell’insoddisfazione, che può portare sull’urlo di quel brutto baratro denominato frustrazione!
Rina Zamarra