Le disastrose condizioni dell’alfabetizzazione informatica in Italia

Chi è nato e vissuto nel centro delle grandi città italiane ha avuto accesso a un ricco patrimonio culturale e ha – mediamente – frequentato scuole di un buon livello qualitativo.
Si potrebbe dire che chi è nato nei centri cittadini è cresciuto in una specie di “bolla culturale” in cui alcune capacità e alcune competenze sono diffuse e largamente date per scontate.

Personalmente, credo di non aver mai comunicato con nessun adulto prima dei vent’anni che non fosse in grado di parlare con un vocabolario mediamente ampio, di scrivere con un livello al di sopra della comprensibilità e di fare a mente conti elementari.

Uno dei motivi per cui sono grato al mio lavoro con Web Crew è che mi ha permesso di comunicare con persone che invece sono cresciute, seppur in Italia, in contesti diversi. Contesti in cui l’alfabetizzazione non è affatto scontata e che hanno una visione del mondo strutturalmente diversa. Perché Web Crew non è solo il sito di un’agenzia di marketing, ma anche un portale informativo di medie dimensioni e che genera quindi contatti da parte di utenti di tutti i tipi.

Chi appartiene alla bolla culturale tende a considerare chi non ci appartiene come un minoritario residuo della storia. Un problema da risolvere. Ma il punto non è giudicare ponendosi al di sopra degli altri, ma comprendere la reale situazione sociale al di fuori della “bolla”. Anche in termini quantitativi.

Negli anni mi sono convinto che le tante persone che come me sono vissute nella “bolla culturale” non abbiano un’idea chiara di quale sia la reale condizione culturale del Paese.
Penso questo perché quando racconto del tipo di richieste che riceviamo a Web Crew, i miei interlocutori generalmente si mettono a ridere. Derubricano il mio racconto ad un aneddoto curioso. Pensano qualcosa del tipo “certo che ci sono davvero persone incredibili. L’Italia è proprio messa male!”. Ma non è questo il punto.

Vi faccio leggere la mail che abbiamo ricevuto sabato scorso:

Dal tipo di intestazione della mail e dai nomi che ho oscurato si deduce chiaramente che il signore che ci scrive insulti minacciando denunce alla polizia postale non ha capito su che sito si trova. Non voleva scrivere a noi ma a dei venditori di un famoso e-commerce cinese. Non capisce cioè la differenza tra un famoso e-commerce cinese e il sito di un’agenzia di marketing che ha scritto dei testi sul famoso e-commerce.

Aneddoto divertente? Sì, se fosse un aneddoto. La realtà è che una percentuale molto rilevante delle persone che ci contattano proviene da gente che commette lo stesso errore. Quante persone? Non lo so. Non le contiamo e sicuramente dipende anche dai periodi, dal tipo di posizionamenti e di campagne pubblicitarie che facciamo. Ma, per darvi un’idea, la settimana scorsa circa una dozzina.

Non so se è chiaro. Buona parte dei contatti che abbiamo ricevuto la scorsa settimana provengono da persone che non sanno su che sito stanno navigando. Altrettanti utenti, pur avendo capito il sito su cui sono, non riescono a capire il significato letterale di ciò che hanno letto immediatamente prima di contattarci.

Quando spieghiamo a queste persone che ci contattano come stanno le cose, ossia che stanno contattando un’agenzia di marketing privata e non Facebook, Instagram o TikTok (tutti esempi reali), la loro reazione non è affatto di imbarazzo. Non si sentono in difficoltà per aver commesso un errore, come mi sentirei io. Infatti, quasi nessuno si scusa.

Alcuni, e mica pochi, restano invece convinti di avere ragione. Dopo alcuni minuti tutti riescono a comprendere che sì, in effetti non siamo Facebook, ma comunque pretendono una risposta – come se fossimo Facebook – perché hanno trovato il nostro numero o la mail online. Ritengono che se scriviamo di Facebook e loro ci chiamano, noi dobbiamo comunque risolvere i loro problemi. E talvolta si arrabbiano se non diamo seguito a queste conversazioni che per noi, che viviamo nella bolla culturale, sembrano sinceramente surreali.

Ma per loro siamo noi ad essere in torto e, ad essere, in un certo senso, truffaldini. Scrivendo di qualcosa che non siamo, tendiamo a farli cadere in errore. Questo, più o meno, il loro punto di vista.

La rivoluzione digitale è stata recepita in modi molto diversi.

Vi sfido a cercare su Google e YouTube “come capire su che sito sto navigando”. Non troverete la risposta al vostro dubbio. Perché Google e YouTube sono algoritmi che indicizzano contenuti prodotti in stragrande maggioranza da chi appartiene alla bolla culturale. E chi appartiene alla bolla ritiene questa domanda insensata perché considera semplicemente impossibile che nel 2025 qualcuno non sappia riconoscere il sito in cui naviga.

La realtà, invece, è che molti utenti non sanno riconoscere il sito in cui sono.

Il digital divide è un problema, ma molto secondario rispetto al livello medio di alfabetizzazione informatica del Paese. So che tutti siete consapevoli del fatto che esistano persone non alfabetizzate, persone che non sanno navigare, che scrivono stentatamente e che non argomentano seguendo un filo logico di base.

I social media hanno sicuramente portato parzialmente alla ribalta il problema perché tutti possiamo facilmente verificare il livello delle discussioni nei commenti ai post. Ma vediamo sempre e solo parte del fenomeno. Gli insulti indecenti (talvolta mal scritti) sotto i post dei personaggi noti sono un fenomeno disdicevole ma diverso. Perché sono mischiati. Parte sono di persone violente e alfabetizzate, parte sono di persone a cui mancano le coordinate minime di orientamento nel web che chi vive nella bolla culturale dà per scontate.

Insomma, nell’insieme delle shitstorm ciò che passa, alla fine, è solo l’enormità della “shit” che la nostra società produce, a qualsiasi bolla si appartenga.

Condivido queste considerazioni solo perché sono sempre più convinto che chi vive nella bolla culturale forse trarrebbe giovamento dal comprendere che le basi della propria visione del mondo sono reali in senso molto parziale. Vorrei, in sostanza, che ci fosse una maggiore coscienza della bolla.

La visione del mondo data dalle scuole dei centri cittadini non corrisponde alla realtà in molti aspetti. Spesso ho sentito persone della bolla lamentarsi o scandalizzarsi dicendo frasi tipo “è mai possibile che nel 2025 ancora…?”.

Certo che è possibile perché il mondo raccontato dalle scuole di Roma Centro non è mai esistito. E’ sempre stato un progetto da realizzare, non un fatto.
Rendersi conto di come stanno le cose realmente, al di là di ciò che abbiamo scritto o imparato, potrebbe aiutare a guardare il mondo per come realmente è e non per come pensiamo che sia.