L’intelligenza artificiale come strumento: scrittura e ghostwriting

È probabilmente normale che le capacità dell’intelligenza artificiale di produrre testi mi abbiano colpito sin da subito. La scrittura è infatti da sempre una delle attività che svolgiamo in Web Crew, anche per conto dei clienti, e quindi la possibilità di utilizzare questi strumenti in un ambito così vicino al nostro lavoro ha suscitato in me un interesse particolare. Dopo vario tempo di utilizzo, e ragionando sul ruolo che l’intelligenza artificiale può avere nella scrittura, mi è tornata in mente una distinzione che nel nostro settore conosciamo bene: quella tra autore e ghostwriter.

Una donna detta al microfono davanti a un computer con un documento aperto

Scriviamo infatti spesso in regime di ghostwriting. Siamo noi a comporre materialmente i testi, ma gli autori, secondo la distinzione adottata nel settore, sono altre persone, i nostri clienti. Il testo viene sviluppato per loro conto, esprime quello che vogliono comunicare e sarà pubblicato con la loro firma.

Questa distinzione può aiutare a comprendere anche alcuni utilizzi dell’intelligenza artificiale, perché chi compone il testo e chi ne è l’autore non devono necessariamente coincidere. Il fatto di non aver scritto personalmente ogni parola, insomma, non significa di per sé che quel testo non sia nostro.

Infografica che distingue il ruolo dell’autore da quello di chi compone materialmente il testo

Scrivere senza battere ogni parola sulla tastiera

La parola “scrivere” comprende operazioni differenti, che nel linguaggio quotidiano tendiamo a sovrapporre. Un conto è formulare un contenuto, altro conto è compiere l’operazione materiale necessaria a metterlo per iscritto.

Con la macchina da scrivere e poi con il computer ci siamo abituati a scrivere senza tracciare manualmente le lettere. Naturalmente nessuno direbbe che un testo battuto sulla tastiera è stato scritto dal computer: lo strumento permette di fissare le parole, mentre il contenuto resta di chi lo utilizza.

Anche la possibilità di affidare questa operazione a qualcun altro è molto antica. Pensiamo, per esempio, alle lettere che chi non sapeva scrivere dettava a una persona capace di metterle per iscritto. Il contenuto della lettera restava di chi l’aveva dettata, firmata e inviata, anche se a tracciare le parole sul foglio era stato qualcun altro.

In alcuni casi l’intelligenza artificiale può essere utilizzata in modo simile. Si può dettare un ragionamento, spiegare che cosa si vuole sostenere e chiedere allo strumento di dargli una forma scritta. Le parole vengono composte attraverso un passaggio ulteriore, ma il testo può continuare a essere espressione personale di chi lo ha richiesto.

L’intelligenza artificiale, naturalmente, interviene molto più di una tastiera. Può scegliere le parole, organizzare i passaggi e proporre formulazioni che non avevamo indicato. È proprio per questo che, oltre al paragone con uno strumento di scrittura, mi sembra utile quello con il ghostwriting: anche in questo caso affidiamo ad altri la composizione del testo, senza che ciò comporti necessariamente rinunciare alla sua paternità.

Il punto è quindi capire quanto il testo derivi dal pensiero dell’autore e quanto, invece, venga delegato allo strumento che lo compone. Non basta osservare chi ha materialmente prodotto le frasi per rispondere a questa domanda.

Quando viene delegato anche il contenuto

Una difficoltà ulteriore: si può chiedere all’intelligenza artificiale di scrivere su un argomento di cui non si sa nulla, senza fornire idee, considerazioni o una posizione da sviluppare. Si riceve comunque un testo, che può anche essere convincente e ben scritto.

In questo caso, però, la distinzione tra autore e ghostwriter non si applica più nello stesso modo. Non c’è un pensiero già formulato da mettere per iscritto: anche il contenuto viene delegato, insieme alla sua esposizione. La persona che ha dato il prompt può limitarsi a leggere il risultato e decidere di utilizzarlo.

La questione dell’autore diventa quindi più complicata, perché chiedere un testo su un argomento qualsiasi non è la stessa cosa che affidare a uno strumento la stesura delle proprie considerazioni. Sono due utilizzi possibili della medesima tecnologia, ma il ruolo di chi la usa è molto diverso.

Tre livelli di delega all’IA nella scrittura: revisione, composizione, contenuto e stesura

Resta comunque una persona che sceglie di adottare quel testo, firmarlo e pubblicarlo. Ed è proprio qui che, al di là della difficoltà di attribuire l’elaborazione del contenuto, rimane un punto concreto: la responsabilità di ciò che si pubblica non scompare insieme al lavoro di scrittura.

Se faccio mio un testo generato dall’intelligenza artificiale, non posso poi considerare lo strumento responsabile al posto mio di quello che ho deciso di comunicare. Anche quando non ho formulato personalmente le frasi, e nemmeno le idee che contengono, sono comunque io a presentarle agli altri con la mia firma.

In ogni caso, si potrebbe dire che nessun testo è effettivamente scritto dall’intelligenza artificiale: è sempre scritto da qualcuno. Quel qualcuno può essersi fatto aiutare soltanto nella revisione, può aver delegato la composizione materiale delle frasi oppure può aver affidato allo strumento anche il contenuto, il pensiero e il ragionamento. In quest’ultimo caso è sostanzialmente diventato un ventriloquo dell’intelligenza artificiale, perché dà voce a un ragionamento che non ha elaborato personalmente. Ma anche in questo caso, nel momento in cui fa proprio quel testo e lo presenta agli altri, l’autore resta lui, con la responsabilità di ciò che ha scelto di comunicare. Non l’intelligenza artificiale, che di quella scelta non ha alcuna responsabilità.

Dire che un testo è «scritto dall’intelligenza artificiale» rischia, del resto, di riportarci proprio al problema dell’antropomorfizzazione dell’intelligenza artificiale. In quel «da» tendiamo a riconoscere qualcuno, un’individualità a cui attribuire il pensiero e la scrittura, mentre abbiamo davanti uno strumento. Possiamo naturalmente parlarne come se fosse una persona, ma dovrebbe restare una finzione consapevole. Quando questa distinzione viene meno, dire «l’ha scritto l’IA» finisce per suggerire la presenza di un altro autore quasi umano dove, effettivamente, non c’è.