Riprese video per eventi, congressi e talk: l’esperienza di Teresa Covello
Teresa Covello racconta eventi, congressi e talk con la telecamera in mano e la testa da giornalista. Viene dalla comunicazione televisiva, radiofonica e dai magazine — negli anni Novanta faceva il “telereporter” nelle emittenti private — e ha costruito un mestiere che tiene insieme due cose che di solito stanno in stanze diverse: la tecnica del videomaking e la sensibilità editoriale di chi è abituato a capire di cosa si sta parlando prima di decidere come raccontarlo.
Oggi lavora da sola su tutta la filiera: riprese, fotografia, montaggio, scrittura. Il suo terreno sono i convegni e i meeting di cultura, medicina, scienza e politica, contesti in cui non si può rifare una scena e in cui tutto succede una volta sola. Le abbiamo chiesto come si prepara a una giornata di riprese che non controlla, come decide cosa tenere dentro tre giorni di girato, e come si spiega il valore di un lavoro che il cliente vede soltanto nel montaggio finito. Le risposte sono senza retorica, comprese quelle sulla “trattativa” con chi l’audiovisivo non lo ha mai messo a budget.

Vieni dal giornalismo — tv, radio, magazine — e oggi fai riprese, foto e montaggio in proprio. C’è stato un momento preciso in cui hai capito che quelle due cose potevano diventare un mestiere solo, o è successo per accumulo?
Già negli anni Novanta c’era il mestiere del “telereporter” nelle emittenti private. Ho sempre imparato a fare cose nuove, per cui, man mano che la tecnologia avanzava, avanzavo anche io con la tecnica: prima producevo i “servizi” tv, poi quelli che sono diventati reportage e documentari.
Racconti eventi, congressi e talk: contesti in cui non puoi rifare una scena e in cui tutto succede una volta sola. Come ti prepari a una giornata di riprese di cui non controlli quasi niente?
È importante avere una buona cultura di base, che ti consente di comprendere gli argomenti dei meeting e dei talk; poi serve una capacità di raccontare. Io seguo tutto l’evento, per cui so cosa si è detto durante il convegno, e nelle interviste faccio le domande sugli argomenti più importanti. Per le riprese ci vuole “occhio” per capire come si muove un relatore e riprenderlo nei suoi momenti più intensi, con primi piani. Si girano sessioni di due o tre minuti durante un intervento.
Da un convegno di tre giorni tiri fuori un recap, dei teaser e dei videoreportage. Come decidi cosa tenere e cosa buttare? C’è un criterio che usi per capire dov’è la storia dentro il materiale girato?
Il recap, ma anche la clip di “lancio”, deve contenere le frasi ad effetto.
Ci hai scritto una frase che ci ha colpiti: che con i clienti “si va in trattativa” perché spesso non capiscono la tipologia di lavoro. Come spieghi il valore di quello che fai a qualcuno che vede soltanto il video finito e non le tre giornate che ci stanno dietro?
Il valore gran parte dei clienti non lo capisce, ma non lo capirebbe neanche se spiegassi i costi di un film: è un mondo molto distante dalla maggior parte della gente, che usufruisce di musica e film senza conoscere il lavoro che c’è dietro. La “trattativa” nasce perché non hanno quasi mai la possibilità di pagarti a pieno il compenso, proprio perché l’audiovisivo non è nel budget.

Lavori da sola su tutta la filiera: riprese, foto, montaggio, scrittura. Che cosa ci guadagni e che cosa ci perdi rispetto a chi lavora in troupe?
Guadagno tutto il compenso, faccio le riprese che ritengo valide e monto nello stile che più mi appartiene, seleziono la musica e un minimo di grafica. Il lavoro con la troupe diventa complicato perché potresti non avere le immagini che vuoi: un operatore di ripresa in genere non segue gli eventi o non li comprende, e lo stesso vale per il montaggio. Se io mi occupo di raccontare l’evento, decido anche immagini e montaggio.
A chi oggi vuole fare il videomaker in proprio, e magari sta comprando l’attrezzatura prima ancora di avere un cliente, che cosa diresti di fare per primo?
Come tutte le attività professionali funziona che o sei raccomandato e ti offrono il lavoro sul vassoio, oppure devi andare in giro a cercarlo. Io ho fatto nel secondo modo.