I Millennials preferiscono i motori di ricerca
Raramente i sondaggi effettuati dalle redazioni giornalistiche generano qualche spunto utile per chi volesse comprendere meglio l’attuale panorama in cui viene consumata l’informazione da parte del pubblico giovanile.
Quasi sempre si tratta di sondaggi sul costume che tendono ad avere un punto di vista già preconfezionato, in cui le domande tendono inevitabilmente a confermare l’assunto del giornalista di turno, naturalmente allarmato dal tramontare inesorabile del proprio orizzonte professionale di riferimento, almeno nelle forme cui siamo tutti abituati.
La Rete è nemica della carta stampata; questo assioma ha talmente fatto da padrone nell’immaginario culturale [piccolo-borghese] di buona parte della stampa tradizionale che persino i sondaggi sono sempre stati orientati alla conferma di questo tipo di preoccupazione post-millenarista, dimostrandosi quindi inutili come sondaggi.
Che in quanto tali dovrebbero invece tendere ad indagare la realtà per quella che è, che ci piaccia oppure no, senza pregiudicarne la lettura con domande semplicemente sbagliate, perché fuori tempo.

In questo senso una recente eccezione è venuta da un’associazione di categoria statunitense, l’American Press Institute, che con un semplice ma ben strutturato sondaggio telefonico è andata a disegnare un rapido affresco capace davvero di inquadrare almeno alcune tra le tendenze giovanili in materia di consumo dell’informazione.
Il sondaggio era quindi rivolto ai Millennials – ovvero ai giovani tra i 18 e i 34 anni di età.
How Millennials Get News: Inside the habits of America’s first digital generation vale senz’altro la pena di essere consultato per esteso, ovviamente, proprio perché vi emergono diverse sfumature capaci di generare prese di coscienza e spunti di riflessione, per gli addetti ai lavori e non solo per loro.
I millennials consumano informazione prevalentemente online, c’era da aspettarselo; l’82% dei giovani riceve notizie ed informazioni grazie alla rete.
I social media si affiancano ai siti delle testate giornalistiche nazionali, e agli aggregatori di news, per quanto riguarda il consumo di notizie quotidiane.
Dove naturalmente alcuni settori, come la politica locale o il meteo, rimangono ancorati al giornalismo tradizionale, magari trasposto su web, mentre invece canali come Facebook o Twitter si prestano meglio per le notizie di costume e in generale per attivare per il confronto con quella che una volta non avremo esitato a definire ‘opinione pubblica’.
Il concetto di notizia e di informazione, in questo senso, è stato volutamente indagato dal sondaggio, che infatti riserva diverse altre note interessanti.
Tra queste non può sfuggire un aspetto che decisamente grida vendetta di tutti i post che in questi anni recitavano che “la SEO è morta” e che avremmo quindi dovuto scordarci una volta per sempre del search marketing e del posizionamento organico come palcoscenico pubblico prioritario del marketing digitale a tutti i livelli.
Ecco, cari amici, la SEO non è morta nemmeno quest’anno, nel 2016, a dispetto di tutti i Google Penguin, Panda e Colibrì, a dispetto dei social onnipresenti e compagnia cantando.
I Millennials continuano a preferire i motori di ricerca, e ad usarli soprattutto quando si tratta di approfondire una particolare informazione.

Per approfondire non bastano le fonti di notizie vecchie e nuove; l’approfondimento richiede costituzionalmente una ricerca più accurata e soggettiva all’interno di un più ampio bacino di fonti.
In fondo, ma nemmeno troppo in fondo, è proprio questo il bello del Web. Poter approfondire ciò che si vuole avendo la possibilità di selezionare una gran varietà di diverse fonti di informazione.
E i search engines servono proprio a questo; questo e non altro è lo scopo per cui sono nati e per cui non possiamo farne ameno ancora oggi.
I millennials lo sanno benissimo e infatti dichiarano di ritenere i motori di ricerca una tra le fonti più utili per sviluppare coscienza critica sulle notizie, giudicandoli significativamente più indispensabili di tanti altri canali quando si tratta di raccogliere un maggior numero di informazioni su un argomento o su un tema particolare di loro interesse.

Anche nel 2016, c’è da scommetterci, la SEO vivrà tranquillamente al suo posto.
Godrà anzi della buona salute di chiunque abbia un pubblico di utilizzatori giovane e curioso, un pubblico di consumatori culturali irriducibile agli stereotipi e decisamente in contatto con ciò che conta davvero, con quello che funziona meglio.