Il Facebook Community Boost di Roma
Ieri con Giovanni eravamo al Facebook Community Boost di Roma al Binario F, suggestiva location sorta sotto l’elgida di Luiss Enlabs.
La platea era piuttosto eterogenea, e lo dico come dato positivo, ovviamente.
Non molti nerd (anzi, sono ormai pochissimi in questi incontri per markettari), un buon numero di professionisti di area digital (social media, seo, content specialist, consulenti adv), imprenditori, rappresentanti di associazioni di categoria.

Buona parte degli interventi della mattina di ieri era destinata ad un pubblico non proprio skilllato, mentre nel pomeriggio si potevano trovare alcuni speach più tecnici, interessanti per chi lavora su nicchie particolari e/o con alcuni dei tool (o meglio app) protagonisti di questi approfondimenti.

In linea di massima il panel di apertura della due giorni ha dato, in poco meno di 45 minuti, la chiave di lettura proposta dal Facebook Community Boost.
Dare spazio alle aziende che hanno fatto dell’utilizzo del digitale (e di Facebook e Instagram in particolare) la leva per una crescita davvero significativa del proprio modello di business, in termini di fatturato ma non solo.
Raccontare le case history positive di aziende che – spesso partendo da settori tutt’altro che centrali nella net economy – hanno saputo utilizzare questi canali per emergere sui competitor e innovare la propria collocazione sul mercato, agevolenado la distribuzione e la vendita diretta dei propri prodotti.
In molti casi non limitandosi al mercato interno, ma anzi esportando la qualità Made in Italy verso l’estero.
Impossibile non citare Raffaele Venditti, che fra l’altro ha portato la porchetta ad Ibiza, fatturando cifre ragguardevoli da un prodotto alimentare assolutamente iperclassico e tradizionale, ma che da sempre faticava ad uscire dall’area di consumo che gravita intorno a Roma, dove è davvero un piatto comune.

Proprio le voci di alcuni di questi imprenditori hanno proposto un vocabolario digital relativamente maturo: la cura dell’analisi e del tracking, il valore dell’engagement e della fidelizzazione, la necessità di investire risorse economiche adeguate per garantire all’azienda ANCHE il supporto di professionisti digital di diversa competenza, sia inseriti in azienda che come consulenti esterni.
Ma in una logica che vede comunque l’imprenditore direttamente coinvolto nello storytelling aziendale, spesso come protagonista dei contenuti offerti in stream al proprio seguito.
Video e foto, dunque, in cui l’imprenditore si presenta in prima persona come artefice e narratore della propria produzione.
Insomma, una cultura digital che sembra davvero matura e stratificata, anche in rami come l’agricolo o la ristorazione.

Impossibile non citare, almeno in chiusura, la qualità e la cura del catering, davvero all’altezza del contesto.
Abbiamo abusato dei caffé offerti da Facebook, in un coffee-break senza fine, e davvero gradito la scelta originale per il pranzo, con tramezzini rivisitati, pizza bianca farcita con fantasia e diverse altre prelibatezze, tra i dolci e tra i salati.
😀