Viva AdBlock!

Croce dei webmaster e delizia degli utenti, AdBlock è ormai conosciuto e diffuso ampiamente fra gli utilizzatori di internet. Col passare del tempo, dalla sua creazione nel 2002, il software è stato sviluppato e migliorato ed il suo grande successo ha convinto molti altri a creare programmi analoghi, definiti appunto adblockers: si parla di almeno 150 milioni di persone che quotidianamente lo usano per migliorare la propria esperienza online filtrando dalle pagine web le centinaia di annunci pubblicitari che spesso distraggono dalla lettura. Il sistema dei plugin e delle estensioni dei browser ha permesso la sviluppo di nuove tecnologie e funzionalità e si prevede che nei prossimi anni l’uso degli adblockers crescerà ulteriormente.

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Naturalmente, se ciò va a tutto vantaggio degli utenti, per gli editori e per chiunque si occupi di hosting pubblicitario online la diffusione esponenziale di questi plugin si è trasformata rapidamente in un incubo e ne è nata una vera crociata, con reazioni che sfiorano l’assurdo. La più diffusa e deleteria è la scelta di impedire la visita della pagina se non si disabilita l’adblocker, dimenticando che a meno di non essere gli unici ad offrire un determinato contenuto, quasi certamente l’utente migrerà verso un sito che non pone restrizioni.

I motivi per cui gli utenti usano AdBlock sono semplici, e difficilmente contestabili. È raro trovare un annuncio utile e normalmente si tratta di banner noiosi e incoerenti, che appesantiscono il caricamento delle pagine e, essendo affamati di banda, esauriscono rapidamente i piani tariffari mobili. Inoltre, interrompono la concentrazione dell’utente sulla pagine – già affaticata dal fatto che, come ampiamente dimostrato, la lettura di un testo online è frammentaria. Il fastidio diventa poi frustrante quando gli annunci sono concepiti in modo da ingannare l’utente: cosa che avviene praticamente sul 90% dei portali di file sharing.

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Gli adblockers, invece, risolvono tutto questo senza nessun intervento da parte degli utenti, restituendo pagine più leggere, filtrate da informazioni commerciali e da distrazioni inutili.
La reazione dell’altra parte però è ovviamente molto avversa: gli annunci online spesso costituiscono una grossa fetta degli introiti che permette di pagare le spese di gestione e guadagnare qualcosa da un portale. Ma se questo è vero per i piccoli siti, bisognerebbe avere il coraggio di ammettere che per la maggior parte dei portali che muovono grandi quantità di visite l’incidenza non è tanto alta da giustificare allarmismi. E invece c’è chi grida al disastro imminente, sostenendo che AdBlock distruggerà l’internet libero.

A tal proposito c’è forse da interrogarsi se davvero vogliamo considerare internet libero così com’è, vincolato da interessi commerciali e da un marketing pervasivo che modifica i contenuti stessi delle pagine web, piegandoli ad uno scopo pubblicitario tramite l’advertising. Del resto, la visione stessa di chi fa affidamento sugli annunci come forma di pubblicità sicura è fondamentalmente obsoleta, visto che ormai è chiaro che le tendenze trainanti dei prossimi anni in questo campo saranno rappresentate proprio dall’uso dei contenuti, piuttosto che dal loro mero affiancamento a messaggi pubblicitari. E, nel frattempo, utilizzare AdBlock per cercare di godere ancora un po’ di quella libertà d’uso del web che oggi fatica a resistere, erosa da troppi interessi commerciali.