I più rilevanti fattori SEO secondo SEMrush
La forza del marketing digitale continua a dipendere per gran parte alla capacità di intercettare le ricerche in rete, ossia alla SEO, e cioè a tutta quella serie di strategie e pratiche che servono per aumentare la visibilità di un sito migliorandone la posizione nelle serp dei motori di ricerca.
È infatti attorno a questo aspetto che gira molto del lavoro dei professionisti della rete e che vede la realizzazione di importanti eventi nelle maggiori città, dove i maggiori esperti di marketing a livello mondiale possono confrontarsi e portare il loro contributo per individuare gli strumenti e le migliori strategie per massimizzare i risultati nel campo del marketing digitale.

Con l’avanzare della tecnologia, i motori di ricerca perfezionano sempre più i loro algoritmi di classificazione per determinare in modo sempre più preciso la pertinenza dei risultati da restituire a chi lancia una ricerca in rete.
Fattori che un tempo avevano un forte impatto sul ranking delle ricerche, oggi potrebbero non averne affatto, così come, nel tempo, possono emergerne di nuovi (pensiamo ad esempio ai cambiamenti causati dall’utilizzo dei dispositivi mobili o della migliorata compatibilità tra dispositivi) che modificano i comportamenti degli utenti e del loro modo di far ricerca.
Di qui, l’esigenza di un continuo aggiornamento da parte di chi con questi parametri ci lavora e la necessità di confrontarsi con dati alla mano per adottare strategie sempre più allineate ai fattori che determinano il posizionamento sui motori di ricerca, adottando strumenti in grado di aumentare l’efficacia delle proprie azioni sul web.
Recenti indicazioni riguardanti quali siano i fattori di ranking SEO più importanti e quelli di minore impatto ci arrivano dai dati riportati da studi effettuati su larga scala da SEMrush, lo strumento vincitore dell’European Search Awards 2017 come miglior SEO Suite, considerato uno dei più attendibili per analizzare e monitorare il proprio sito web e quello dei concorrenti su Google.
I dati sono stati presentati e discussi dai relatori che hanno partecipato al SMX East, il Search Marketing Expo che rappresenta uno tra i più importanti eventi internazionali del marketing digitale, durante il quale, appunto, sono stati presentati e discussi anche dati raccolti da SEMrush.
Dati che, ad esempio, suggeriscono che gli algoritmi di Google stanno migliorando la comprensione del contesto, dei sinonimi e delle parole chiave nel titolo della pagina e che attualmente le parole chiave nel testo di ancoraggio non sembrerebbero essere un fattore di classifica così importante.

Informazioni, queste, molto interessanti che possono sicuramente aiutare ad adattare le strategie SEO alle realtà attuali e che hanno evidenziato come ad esempio possa essere utile creare maggiore fiducia negli utenti passando a protocolli sicuri (e in particolare a HTTPS) ed anche scrivere contenuti più lunghi e rilevanti, fattori entrambi che sembrano abbiano una positiva correlazione con le classifiche di ricerca.
Vediamo i dati forniti dalla ricerca di SEMrush più nel dettaglio. Come detto il passaggio ad https viene decisamente consigliato. Pur non venendo considerato un fattore decisivo per il posizionamento, https sembra aiutare le conversioni e la costruzione del trust del dominio. Gli utenti possono infatti ragionevolmente ritenere più sicuro un dominio che implementa il protocollo https.
Molto interessanti i dati relativi alla lunghezza del contenuto. Dall’analisi di SEMrush è infatti emerso come i siti posizionati nelle prime tre posizioni di un ampio paniere di chiavi hanno un testo del 40% più lungo rispetto a quelli posizionati in ventesima posizione. E ciò è risultato vero sia per le keywords a bassa competizione che per le chiavi premium.
Dallo stesso studio emerge anche che il 65% dei domini posizionati per chiavi ad alto volume di ricerca hanno la chiave nel title o, per dirla come SEMrush, ben il 35% dei domini posizionati per chiavi ad alto volume di ricerca non hanno la chiave nel title. La presenza della keyword nell’anchor text dei link è molto bassa in termini percentuali: solo l’8% dei link ricevuti dai siti posizionati (anche nelle serp ad alta concorrenza) includono la chiave nell’anchor.
Altra parte molto interessante dell’analisi di SEMrush è quella relativa agli user signals. L’analisi non fa emergere niente di rivoluzionario rispetto alle consuete prassi SEO, ma alcuni dati potrebbero comunque colpire i nostri lettori e fanno concludere a SEMrush che i segnali sul comportamento degli utenti hanno un impatto sui posizionamenti.
Il numero di visite ricevute da un sito ha una correlazione con i posizionamenti per le chiavi ad alto traffico mentre sembra essere insignificante rispetto alle chiavi a basso volume di ricerca. Non è però il traffico ricevuto da organico ad avere un impatto su questi posizionamenti ma il solo traffico diretto.
Inoltre, dopo le prime tre posizioni aumenta il bounce rate. Ipotizza SEMrush che ciò possa dipendere dal contenuto meno rilevante, da tempi di caricamento più lunghi o anche dal maggiore trust dei domini nelle prime posizioni. Tenere d’occhio i segnali forniti dagli utenti aiuta a garantire una migliore navigazione agli utenti che verranno. Diminuire il bounce rate ed aumentare il tempo medio di lettura di una pagina significa riuscire a fornire contenuti attinenti alle ricerche fatte dagli utenti.

E la link building? Che ci dice SEMrush sull’importanza dei link nella SEO? Ci dice che i link contano ancora. Le pagine in prima posizione hanno almeno il doppio dei link di quelle in decima. L’impatto è maggiormente evidente sulle chiavi con un volume di ricerca non altissimo (inferiore alle 10.000 ricerche).
Quali sono quindi i più importanti fattori di posizionamento secondo SEMrush? Per SEMrush sono proprio gli user signal a permettere a Google di differenziare i primi posizionamenti quando deve confrontare siti tutti ben ottimizzati. In particolare il primo fattore in assoluto sembra essere il traffico diretto, seguito dal tempo trascorso su sito, dal numero di pagine viste per sessione e dal bounce rate.
Un’ampia correlazione tra i link ed il posizionamento sembra essere nuovamente confermata, per quanto venga considerata meno rilevante rispetto ai segnali dati dagli utenti. Una positiva correlazione vi è anche tra la lunghezza dei contenuti e i siti che implementano i protocolli di sicurezza e i posizionamenti più rilevanti. Mentre tutto ciò che riguarda le keywords (nel title, nelle description, nel testo, negli anchor…) mostra una correlazione minore con i posizionamenti ottenuti.
In sintesi, maggiore attenzione da parte dei motori di ricerca a prendere in considerazione come predittori i segnali che arrivano dai comportamenti degli utenti (in particolare dal traffico diretto dei siti web) mentre mantengono importanza i link in ingresso.