Come usare Facebook Social Good in Italia

Per chi non ne fosse a conoscenza, il “Facebook Social Good Forum” è un appuntamento durante il quale Facebook annuncia nuovi strumenti che mette a disposizione della community con lo scopo di “fare del bene”, seguendo la sua mission di “bring the world closer together”.

Il primo “Social Good Forum” di Facebook si è tenuto a New York nel novembre del 2016. È in questa occasione che sono state annunciate funzioni indirizzate alla sicurezza e al sostegno sociale riguardanti “Health”, “Crisis Response” e “Charitable Giving”.

Facebook Social Good è quindi il nome con cui vengono riassunte le iniziative sociali di Facebook.

Creare una pagina è il primo step da compiere se si vogliono utilizzare gli strumenti di Facebook messi a disposizione delle organizzazioni no profit. Due sono le categorie particolarmente indicate per organizzazioni e inizative di beneficenza: Organizzazione No-Profit (in Azienda, organizzazione o istituzione) e Causa o comunità.

La raccolta fondi su Facebook per organizzazioni no profit

Il 27 novembre del 2017 Facebook ha annunciato sulla pagina dedicata alle organizzazioni no profit (Nonprofits on Facebook) l’estensione in vari paesi dei suoi strumenti pensati per la raccolta fondi, tra cui l’Italia.

L’ampliamento era già stato comunicato nel corso del “Social Good Day” a Milano. Facebook ha quindi aperto anche alle no profit con sede in Italia la possibilità di avvalersi dei suoi strumenti di beneficenza e di poter attivare in modo pratico e sicuro campagne di sensibilizzazione e di raccolta fondi.

Per accedere al servizio di raccolta fondi, le organizzazioni no profit che hanno una propria pagina Facebook possono iscriversi al programma “Donate” di Facebook e, una volta ottenuta l’autorizzazione e la validazione, iniziare subito ad utilizzare gli strumenti messi a disposizione da Facebook.

La procedura è stata ulteriormente semplificata in modo da facilitare e poter coinvolgere nelle donazioni sempre più utenti: chi vuole infatti fare una donazione, può semplicemente farlo cliccando sul pulsante “Fai una donazione” che può essere inserito sulla pagina della no profit, nei post e anche nei video in diretta “Video in diretta”. Quest’ultima nuova funzione è un’ottima occasione per chi vuole legare una raccolta fondi a un evento di beneficenza.

Ma non solo: agli utenti Facebook che hanno donato dei fondi verrà richiesto di invitare e condividere la raccolta fondi con gli amici. Anche le condivisioni contengono il pulsante “Fai una donazione”. Ciò aiuta notevolmente la diffusione virale di una campagna di beneficenza.

E siccome per questo suo “progetto buono” Facebook vuol essere “good” fino in fondo, ecco che ci tiene a precisare che le organizzazioni no profit che usano la piattaforma di pagamento Facebook per elaborare le donazioni non pagano commissioni e l’intero importo verrà versato all’ente di beneficenza.
Inoltre, sempre con l’intento di sviluppare il suo lato buono e di alimentare la bontà della community, altro strumento che Facebook mette a disposizione di chi vuol occuparsi di raccogliere fondi online, una guida con tutti i giusti consigli per mettere in piedi una raccolta fondi benefica ed efficace.

no profit

Il Safety Check di Facebook

Un altro esempio dell’impegno di Facebook nel mettere a disposizione strumenti utili per la collettività? Chi frequenta Facebook probabilmente conosce già il “Safety Check”, con il quale è possibile segnalare a parenti ed amici che si è salvi in caso di attentati, disastri naturali o incidenti. E’ uno strumento utile che purtroppo abbiamo imparato a conoscere negli ultimi tempi.

Ma le iniziative di Facebook sono davvero tante. Il social ad esempio dà la possibilità di svolgere anche azioni di sostegno, come mettersi a disposizione in caso di sciagure attraverso un apposito “Community Help”, raccogliere fondi in caso di disastri naturali oppure iscriversi a un servizio per offrirsi come donatori di sangue (da ricordare, in questo senso, il grande supporto dato da Facebook in India alle banche del sangue e negli ospedali, proprio utilizzando i suoi strumenti “Health”).

Alessandra Buschi