#DeleteFacebook. Facciamo il punto della situazione
Negli ultimi tempi i media hanno dato grande risalto ad una notizia che ha fatto scandalo. Parliamo di Facebook e di Cambridge Analytica. Per chi ancora non lo sapesse, si tratta di un’inchiesta portata avanti in maniera congiunta dal New York Times, il Guardian e l’Observer, che ha portato alla luce come l’ormai famosa società di analisi inglese abbia utilizzato dati sensibili di milioni di utenti Facebook per influenzare alcune campagne elettorali, attraverso annunci creati ad hoc e plasmati sulle preferenze degli utenti a cui si rivolgevano. Cambridge Analytica, secondo l’inchiesta, avrebbe dato il suo contribuito e influenzato, in particolare, la campagna elettorale a favore della Brexit e quella delle ultime elezioni del Presidente degli Stati Uniti D’America, a favore di Donald Trump.

Secondo l’inchiesta, dal 2014 l’azienda si sarebbe impossessato dei dati degli utenti, attraverso le applicazioni che venivano utilizzate tramite Facebook. Una volta scaricata l’app, veniva richiesto di effettuare un quiz, in questo modo venivano registrati dati personali e anche quelli delle amicizie legate all’account. Queste rivelazioni hanno destato la preoccupazione di tanti, che ora si interrogano su quanto siano al sicuro i propri dati sensibili presenti nei social media. Il risvolto immediato di questa inchiesta è stato sicuramente lo sdegno degli utilizzatori di FB, che hanno risposto con un’ondata di cancellazioni di account. Tanto che ora l’hashtag #deleteFacebook è diventato un vero e proprio trend, che spopola, ovviamente, su un altro social: Twitter.
Il movimento #DeleteFacebook
All’indomani dello scandalo Cambridge Analytica, il popolo della rete non ha fatto attendere la sua reazione. Al grido di #deleteFacebook e #boycottFacebook si incita all’abbandono in massa del social Network più famoso. A ‘guidare la rivolta’ troviamo uno dei fondatori del servizio di messaggistica istantanea WhatsApp, Brian Acton, che era stato acquistato dal gruppo di Zuckerberg nel 2014. Il movimento dà voce a tutti coloro che sono preoccupati per la tutela della propria privacy nell’era dei social network. In poco tempo l’hashtag ha spopolato su Twitter e gli account cancellati, sopratutto quelli appartenenti a importanti aziende, come Tesla e Playboy, e personaggi influenti dello show business, stanno crescendo. Certo può sembrare alquanto strano che questo gruppo anti Facebook utilizzi per spargere la voce uno degli strumenti icone dei social network, gli hashtag.
Ma questo non deve stupire, i social sono ormai strumenti potentissimi di mobilitazione popolare. I messaggi vengono trasmessi con una velocità impressionante, raggiungono canali impensabili e coinvolgono tantissime persone. Gli utilizzatori di Facebook si sentono traditi e richiedono a gran voce delle modifiche per assicurare la tutela della loro privacy. Per rassicurare gli utilizzatori del social il creatore di Facebook si è esposto in prima persona, scrivendo un post sulla sua pagina, accollandosi tutte colpe.
Sebbene non rivolga delle scuse agli utenti, parla chiaramente di rottura della fiducia e del fatto che si impegnerà in prima persona a ricostruirla. Parallelamente al movimento #deleteFacebook rimangono comunque numerosi i fedelissimi al social. Quelli che da una parte sono consapevoli che vivere nell’era digitale significhi essere continuamente tracciabili. Sono coloro che non vogliono fare a meno del social network e sono disposti a sacrificare un po’ della loro privacy in cambio della condivisione sempre e comunque. Perché, parliamoci chiaro, oramai i social networks sono entrati a far parte della nostra vita quotidiana e smettere di utilizzarli dall’oggi al domani, per molti, non è proprio concepibile.
Cosa accadrà ora. Cancellare gli account Facebook è la soluzione migliore?
Quello che promette Zuckerberg all’indomani dello scandalo è un maggiore controllo e una maggiore tutela. I cambiamenti inizieranno nel giro di qualche mese. Ma, come ammette lo stesso Mark in un’intervista, ci vorranno anni perché si arrivi ad un concreto miglioramento della situazione. Nell’immediato nel feed degli utenti apparirà un nuovo tool che aiuterà a revocare alle applicazioni il consenso all’utilizzo dei dati.
Facebook ha comunque assicurato che la risoluzione di questi problemi sarà una priorità e che ci sono già circa 14 mila persone, che stanno lavorando per studiare le modifiche migliori. Nonostante la fortuna iniziale del movimento #deletefacebook, siamo certi che questa possa essere la soluzione migliore? Il social network connette due miliardi di persone, è impensabile che di punto in bianco queste abbandonino in massa la piattaforma.
Per chi si preoccupa seriamente della propria privacy, probabilmente #deletefacebook non è vista come una decisione categorica e definitiva, ma più una protesta. Anche perché sicuramente non è solo Facebook il problema. Nella rete esistono tantissime compagnie che gestiscono i nostri dati. Lo stesso Google fa tesoro delle nostre ricerche e delle nostre preferenze per poi usarli per scopi pubblicitari.
Inutile dirlo, i nostri dati sono preziosi e per gli analisti del marketing valgono tantissimi soldi. Quello che bisognerebbe puntare ad ottenere è una vera e propria tutela garantita. Intanto rimaniamo in attesa di quello che accadrà quando, come annunciato in un’intervista rilasciata da Zuckerberg, nel feed delle nostre pagine Facebook apparirà un link che porterà ad un tool in grado di rilevare se i nostri dati sono stati acquisiti da Cambridge Analytica.
Giulia Salis