Meglio usare o non usare buzzwords per promuovere un’azienda?
Riuscire nell’intento di comunicare e coinvolgere: propositi di cui bisognerebbe sempre tener conto quando si vuol scrivere un buon testo per il web, tanto più quando lo scopo è quello di promuovere un’azienda e quindi stimolare il lettore all’azione. Perché ciò possa realizzarsi, è importante che i contenuti di testo riescano a stabilire una buona connessione tra chi scrive e chi legge e creino quindi una sorta di “comunanza”, di familiarità tra le parti.
Generalmente il tono di scrittura che si ritiene più efficace per il web è infatti quello colloquiale, che faccia sentire l’utente coinvolto e parte integrante di ciò che gli viene comunicato. Un tono che, se ben utilizzato, può essere molto utile per un’azienda che vuol promuoversi in rete, raggiungere potenziali clienti e determinati risultati. Una terminologia colloquiale, quindi, con l’utilizzo di espressioni che stimolino un sentimento di vicinanza, di appartenenza, sempre però mantenendo il giusto equilibrio per non sminuire l’importante aspetto dell’affidabilità di un’azienda.

È questo il caso dell’impiego delle cosiddette “buzzwords” nei contenuti di testo, ovvero quelle parole che diventano popolari, “di moda”, e che, per periodi più o meno lunghi, compaiono spesso sul web. Buzzwords: parole che “ronzano” di continuo – pensiamo per esempio a “startup”, “hashtag“, “bitcoin”, “influencer”, “blogger”, “youtuber”, “target” – che periodicamente si impongono e che in certi casi imperversano, passano di bocca in bocca e di pagina web in pagina web. Termini che spesso nascono in determinati contesti tecnici – molte quelle mutuate dal gergo informatico – acronimi, neologismi, e che di buono hanno la capacità di semplificare un – di solito nuovo – concetto in una sola parola o in una breve locuzione.
Parole o frasi che talvolta hanno vita breve e che presto scompaiono, ma anche termini che diventano invece di uso comune e che, appunto, possono creare quel senso di familiarità e di vicinanza utile per stabilire un contatto.
Termini che possono anche rappresentare un ottimo canale di comunicazione diretto, in quanto prendono spesso piede a livello internazionale – da considerare che per lo più si tratta di parole di matrice anglosassone – e valicano i confini di un solo Paese.
Parole-chiave che possono essere di richiamo perché presentano un concetto “che fa tendenza” e che inoltre possono anche generare un buon traffico a livello di SEO, in quanto – almeno per un certo periodo – sono frequente oggetto di ricerca.
Se l’impiego delle buzzwords da parte di un’azienda per la sua promozione può quindi portare a effetti positivi, è però altrettanto importante considerare che, come per molte altre pratiche, è necessario trovare un giusto equilibrio nel loro utilizzo. Da non dimenticare, infatti, che non è neanche così difficile cadere nel loro abuso, in un loro impiego inappropriato o fuori contesto, tanto da poter ingenerare, al contrario di come si vorrebbe, antipatia e fastidio, e cadere così nel gorgo del “tormentone” che potrebbe rivelarsi più dannoso che fruttuoso.