Vita da Freelance: Sorina Axentii, progettare interfacce che ispirano fiducia

Sorina Axentii è una UI/UX designer freelance che lavora da remoto, soprattutto in Figma, su siti web, landing page e interfacce per prodotti digitali, fino al passaggio di consegne ai team di sviluppo. Negli anni ha costruito un percorso che va dal fintech e dal trading – dove un’interfaccia deve guadagnarsi la fiducia di chi affida a un software i propri soldi – fino all’e-commerce e ai progetti più strutturati di redesign e design system, lavorando sia con agenzie che con aziende che la preferiscono come punto di riferimento continuativo piuttosto che per un singolo incarico.

In questa intervista per la rubrica “Vita da Freelance” ci racconta cosa cambia davvero nel progettare un’interfaccia quando in gioco ci sono i risparmi di una persona, come costruisce i suoi file Figma perché un team che non conosce possa implementarli senza fraintendimenti, e in che momento capisce che un cliente arrivato chiedendo “solo” una landing page avrebbe in realtà bisogno di un lavoro più strutturato. Ha anche un consiglio diretto per chi, come Web Crew, si affida a designer esterni solo sui progetti più impegnativi: coinvolgerli presto, dare un brief chiaro e lasciare il tempo di costruire fiducia reciproca.

Sorina Axentii UI Ux Designer

Hai lavorato su progetti fintech/trading, dove l’interfaccia deve guadagnarsi la fiducia di chi gestisce i propri soldi: cosa cambia, nel tuo modo di progettare, rispetto a un e-commerce o a un sito vetrina?

Cambia completamente l’approccio, perché cambia lo stato d’animo di chi entra nel sito. Nel fintech e nel trading l’utente deve sentirsi al sicuro fin dal primo istante: i primi secondi sono fondamentali. Il sito deve essere chiaro, pulito e professionale, e deve ispirare fiducia ancora prima di essere bello.

Per questo metto in evidenza i segnali di fiducia: le licenze e le autorità di regolamentazione riconosciute nel settore, i premi vinti, i metodi di pagamento (più sono, più cresce la credibilità) e le recensioni dei clienti. Anche il design deve essere coerente in ogni dettaglio: numeri ben leggibili, form brevi, informazioni legali visibili ma non invadenti. In un e-commerce l’obiettivo è far venire voglia di acquistare; quando si parla di soldi, l’obiettivo è far sentire la persona tranquilla e sicura della sua scelta.

Lavori da remoto fino all’handoff ai developer: come costruisci i tuoi file Figma perché un team che non conosci riesca a implementarli senza fraintendimenti?

Parto da un file con una struttura chiara: pagine ordinate e una gerarchia che si capisce anche entrando per la prima volta. La base è sempre il design system: colori, font e gli elementi che si ripetono nel progetto, cioè i componenti. Così chi sviluppa trova gli stessi elementi usati in modo coerente ovunque, senza doverli interpretare.

Uso molto l’auto layout e do un nome chiaro a ogni elemento importante: è utile a chi sviluppa, ma anche a chi lavorerà nel file dopo di me. Dove serve lascio note per gli sviluppatori, e resto sempre disponibile per una call. Ammetto che all’inizio c’è sempre un momento di “caos creativo” 🙂 ma prima della consegna elimino tutto ciò che può distrarre e organizzo il progetto in modo pulito e lineare.

Preferisci costruire rapporti continuativi con le agenzie piuttosto che singoli progetti: cosa cambia davvero, nel modo di lavorare, quando un team ti richiama più volte invece di affidarti un incarico isolato?

Un rapporto continuativo mi permette di conoscere davvero il cliente: i suoi gusti, le sue richieste e soprattutto il suo modo di lavorare. Così interpreto le richieste più facilmente. Quando si entra in sintonia, tutto diventa più semplice: il cliente deve spiegare meno e io devo chiedere meno.

Alla fine nasce un rapporto di fiducia, ed è la parte che preferisco. Conquistare la fiducia di qualcuno è la cosa più difficile, ma quando ci riesci arrivano collaborazione e risultati. Il singolo progetto è più impegnativo: è sempre un’incognita e a volte serve più lavoro per capire bene cosa vuole il cliente. Ma se il cliente resta contento, spesso torna, e con il tempo anche un singolo progetto può diventare un rapporto duraturo.

Hai parlato di redesign e design system oltre alle landing page: quando un cliente arriva chiedendo “solo” una landing page, in che momento capisci che in realtà avrebbe bisogno di un lavoro più strutturato?

Spesso lo capisco strada facendo. Mi è capitato più volte di iniziare con una singola landing page, magari per una campagna. Il cliente era soddisfatto del risultato e poi arrivava il “mi piacerebbe avere tutto il sito con questo stile”: la home, la pagina dei servizi, il blog e così via.

Per questo, anche quando progetto una sola landing page, imposto sempre una base di design system: palette di colori, font, dimensioni e pesi del testo, i componenti principali come bottoni e card. Non è paragonabile a quello di un sito completo, ma è una base solida. Se il progetto cresce, ben venga: lo stile è già definito, e il design system, che all’inizio era solo una bozza, si completa un passo alla volta con le nuove pagine.

Lavorando su interfacce per prodotti digitali, quali segnali ti fanno capire che un design “funziona” prima ancora che arrivino i dati di utilizzo?

Prima di diventare designer ho lavorato per anni nell’assistenza clienti. Lì ho imparato ad ascoltare le domande delle persone. In più, usando ogni giorno tanti programmi gestionali, notavo già allora cosa avrei potuto migliorare per aiutare me stessa ad aiutare meglio il cliente.

Oggi uso la stessa attenzione nel mio lavoro. Un design funziona quando chi lo guarda capisce subito cosa può fare e cosa succede dopo, senza dover chiedere. Quando mostro una schermata al cliente o a un collega, osservo dove guarda per primo e quali domande mi fa. Se la conversazione passa subito al contenuto o all’offerta, è il segnale che l’interfaccia sta facendo il suo lavoro. Anche la coerenza è un buon segnale: quando un nuovo elemento si inserisce in modo naturale nel resto del progetto, la struttura è solida.

Che consiglio daresti a un’agenzia di marketing generalista come la nostra, che si affida a designer esterni solo per progetti più strutturati, per lavorare bene insieme a una UI/UX designer freelance?

Il primo consiglio è coinvolgerlo presto. Quando il designer partecipa fin dall’inizio, aiuta a organizzare le informazioni e a costruire una base solida per tutto il progetto.

Poi un brief breve ma chiaro: obiettivo, pubblico, esempi che piacciono e che non piacciono, scadenze reali. È utile anche avere un unico referente per i feedback: così le decisioni sono più veloci per tutti.

Infine, darsi il tempo di conoscersi. Nelle prime collaborazioni consiglierei un po’ di pazienza, per permettere alla freelance di capire valori, obiettivi e soprattutto il modo di lavorare del team. È quello che ho ricevuto io all’inizio della mia carriera: quella fiducia mi ha dato la carica e la tranquillità per crescere. E oggi è proprio quello che cerco di restituire in ogni collaborazione.

In questo settore tutto cambia velocemente: strumenti, tendenze, abitudini delle persone. Per questo la crescita è una parte fondamentale del mio lavoro. Come mi ha insegnato il mio insegnante di design, il confronto più importante è quello con me stessa: ogni giorno cerco di essere un po’ migliore di ieri, facendo pratica, imparando cose nuove e migliorando ogni progetto rispetto al precedente.