Come non pagare i freelance citando mistici bulgari
Ricordo con affetto una serena giornata di tanti anni fa… l’aria tersa della mattina s’impasta con i colori rinascenti della primavera romana e una pace venata da un certo entusiasmo per la vita mi batte nel petto.
«È ora di mettersi al lavoro!», penso mentre apro il PC fiducioso.
Su Messenger vedo che Fabio ha continuato la conversazione del giorno prima con un cliente (tale “Mario”, diciamo). Questo l’ultimo messaggio inviato dal cliente:
«Nel mezzo dell’avventura, emanate il vostro Io nell’universo della luce e soffermatevi a pensare su quale sia il miglior modo di andare avanti.
Se riuscite a visualizzare il tragitto, allora dovete procedere. Tuttavia, se percepite un dubbio, dovete ancora prepararvi per il prosieguo dell’avventura.
Posticipate, ripetete la vostra interrogazione.
L’anima della sapienza tua incessantemente elabora, crea, rinasce; solo il Fato – colui che sa – magari ha un progetto più convincente del vostro per il futuro.
Astasialao Gnugnirskij».

Sorpreso, chiedo lumi a Fabio:
«Compa’?»
«Oh.»
«Ma come ce siete finiti a parla’ de Gnugniski co’ Mario?»
«Ma che ne so’. Io j’avevo chiesto i dati pe’ la fattura.»
Ci penso un attimo su. È che io a Mario ci tengo proprio. Sei mesi di lavoro di progettazione di un nuovo fashion brand. Dal nulla. Mesi di lavoro febbrile, intenso e anche etico, se posso spingermi ad utilizzare questa parola desueta. È che realmente era etico, il nuovo brand avrebbe impattato nel mercato italiano fresco e inaspettato come uno schiaffo di Gandhi stampato sulla faccia del patron di Zara. Una dirittura morale mai vista pervadeva ogni fase del processo di produzione… e il lavoro che avevamo fatto era di ottimo livello. Sei mesi ad alta intensità.
Ma la frase di Fabio mi rimbalza nella testa, come la mosca che urta contro i vetri della piccola stanza in cui lavoro… “Io j’avevo chiesto i dati pe’ la fattura… j’avevo chiesto… i dati pe’ la fattura… la fattura…”.
Orrido sospetto. Ma non sono convinto. Voglio sapere:
«Ah. Ma nun te l’ha dati però i dati pe’ la fattura, me pare», chiedo conferma di un qualcosa che, in fondo al cuore, già so.
La risposta non lascia scampo a equivoci:
«No, non me l’ha dati. Te pòi legge la citazione de Gnugnixy però.»
Fabio è già entrato nel suo mood cinico. Ha già rielaborato:
«Ce sta l’opera omnia su Liber Liber», aggiunge ironico.
Io però sono sconvolto.
«Ma stai a fa’ sul serio, ci’?»
Sì, fa sul serio:
«Magari trovi la luce…»
La luce. Ma infatti chi la paga la luce? Ci penso un attimo su. È che io al cliente in questione ci tengo proprio. Non mi rassegno. Scrivo di nuovo a Fabio:
«Ma secondo te che voleva di’?»
«Che nun vo’ paga’!»
«Eh. Me sa pure a me…»
E scrivendo queste parole vedo scorrere davanti a me i mesi di lavoro militante e continuo. Che poi inizia anche a fare caldo e mi gira un po’ la testa. Domande mi invadono. Ma come? E l’etica? E l’eco friendly? E il nuovo modo di pensare i rapporti di lavoro?
Ma davvero Mario non vuole pagare? Non è possibile.
Però è vero. Ne prendo atto e la furia ha il sopravvento. E poi la calma di nuovo, perché non è possibile. Ma invece è così. Proprio così. Mario non paga. Ecco la furia che torna. L’ironia mi difende. In effetti c’è quasi da ridere. Macché ridere. Torna la furia e porta con sé l’invettiva. Verso Mario, verso l’Italia, verso il mondo. Ma soprattutto verso l’Italia.
Non scrivo da un po’. Allora Fabio prende l’iniziativa:
«Io ce so’ annato pure a Milano pe’ parla’ co’ questo.»
«Già, a Milano…»
«Ma poi me lo stavate a rimborsa’ er viaggio pe’ Milano? Sì, ve’?»
«Compa’, lascia sta’ il vile denaro. Non essere gretto. Nel mezzo dell’avventura, emana il tuo Io nell’universo della luce e soffermati a pensare su quale sia il miglior modo di andare avanti.»
«No, cì, nun fa’ er vago… ce stava pure lo sciopero dei treni. E pioveva…»
«L’anima della sapienza tua incessantemente elabora…»
La vita dei freelance è ricca di sorprese. C’è sempre da imparare. Si può non pagarli in molti modi. Anche molto creativi.