Come portare davvero un sito web da zero a 100

Nel breve periodo un sito di recente pubblicazione può attivare i suoi flussi di cassa ricorrendo alla pubblicità in regime di pay-per-click, come quella di Google Ads.
Contemporaneamente si avrà tutta la convenienza nell’ottimizzare alcune tra le pagine principali del sito per le keywords di ricerca più attinenti con il business effettivo offerto dal sito stesso, lavorando nel tempo per raggiungere un buon posizionamento organico su Google.

L’advertising e il posizionamento su Google tramite operazioni SEO sono infatti due tra le tecniche di acquisizione di visibilità più diffuse ed apprezzate online.
Un sito ben posizionato e ben pubblicizzato può raggiungere il proprio pubblico e quindi convertirne una parte in clienti paganti, sostenendo la crescita e compensando le spese effettuate nel medio periodo.

La pubblicità su Google Ads ha un costo rilevante, ma se ben gestita funziona molto bene.
Anche il posizionamento organico tramite pura SEO ha costi che possono diventare più che rilevanti, soprattutto se perseguito senza un autentico piano di crescita dei contenuti on-site.
Ma senz’altro anche la SEO rappresenta una tecnica di penetrazione commerciale irrinunciabile per un sito internet votato alla vendita (o alla generazione di contatto commerciale di altro tipo, ovviamente).

Eppure viene da chiedersi se non ci sia davvero altro, qualcosa che possa affiancare queste tecniche di breve-medio periodo costruendo visibilità e stimolando i contatti come e meglio di queste due risorse ormai classiche nel paniere di strumenti sfruttati dalle aziende che vendono online i propri servizi o prodotti.

Dinamiche ed aspettative dell’inbound marketing

Dal punto di vista operativo una campagna di inbound marketing ben progettata diventa un asset trainante nello sviluppo del posizionamento organico di un sito.

D’altra parte anche la visibilità spot generata tramite ads, per esempio, può essere opportunamente impiegata in una strategia di inbound per amplificare il potenziale di alcuni contenuti specifici, come anche per attivare semplicemente quei meccanismi di proliferazione pubblica, magari su piattaforme social, che molto spesso possono portare vantaggi di breve e di lungo periodo per l’azienda che ne beneficia, generando risposte/contatti e moltiplicando la visibilità di brand.

L’inbound marketing non è quindi alternativo alla SEO o al SEM classico, ma anzi si interfaccia con questi approcci ampliandone gli orizzonti.
Una strategia di inbound marketing mette al centro della sua azione il content, che viene stavolta inquadrato come autentico cavallo di Troia per la penetrazione commerciale dell’azienda che se ne fa interprete.

Il bersaglio della campagna inbound è stavolta direttamente il pubblico, a differenza della SEO classica dove veniva (e viene ancora) generata l’architettura testuale del sito a partire da un’analisi rivolta esplicitamente al motore di ricerca e al suo indice organico.
Il contenuto viene davvero concepito in funzione del pubblico che si intende individuare come target potenziale della campagna; eppure sarà proprio questo approccio che porterà il sito ad ottenere i migliori risultati SEO della sua storia, allargando le possibilità di contatto e potenziando concretamente la long tail di risultati utili dal punto di vista immediatamente commerciale.

Il content di una campagna di inbound marketing può infatti costituire la linfa energetica ideale per maturare un approccio SEO moderno e – viene da dire – imbattibile per i competitor, che nel frattempo si limitano a perseguire le più classiche strategie di ottimizzazione e posizionamento su Google.

Contemporaneamente la ‘nuova SEO’ che scoprirete grazie all’inbound sarà la base per una comunicazione pubblica (in ambito digitale) di tutt’altro tenore, che vedrà il vostro sito divenire veramente una fonte attiva ed attendibile nel vostro settore.
Prima di Google, sarà il pubblico a riconoscere il sito come meritevole di fiducia e di attenzione.
Nel lungo periodo il ‘content’ restituirà il suo valore moltiplicato per cento.

1 – La crescita in ambito SEO determinata dalla campagna inbound genererà flussi di traffico organico via via più cospicui, che agiranno positivamente sulle vendite o sui lead esercitati dal sito.

2 – Alla crescita del traffico organico si aggiungerà una crescita del traffico da piattaforme social, sia per la proliferazione spontanea presso il pubblico che per l’azione diretta (e calibrata) del content indirizzato sulle diverse piattaforme.

3 – Le dinamiche di crescita del traffico web contribuiranno alla proliferazione del brand nel settore di riferimento.

4 – La riconoscibilità pubblica del brand, stimolata dalla strategia inbound, farà lievitare la fiducia suscitata dall’azienda nel suo settore di riferimento. Tale autorevolezza pubblica favorirà la conversione diretta del lettore (che più facilmente sarà disposto a favorire l’azienda nel momento in cui dovrà divenire cliente dei servizi o prodotti offerti dal sito).

5 – La persistenza dell’offerta di contenuto da parte dell’azienda creerà una posizione di vantaggio difficilmente raggiungibile da parte di competitor che non abbiano le stesse basi digitali, o che semplicemente avvieranno le proprie strategie di sviluppo del content tra qualche anno, quando ormai tutti saranno costretti a ‘tentare’ questo tipo di approccio (anche per il prevedibile intensificarsi dei costi per l’adv classico).

Dalla teoria alla pratica. Ma anche il contrario!

Nei paragrafi precedenti si è provato a sintetizzare e semplificare concetti che in effetti sono abbastanza complicati, sia dal punto di vista tecnico (se si pensa all’algoritmo di Google, per esempio) che da quello puramente sociale (la ‘comunicazione’ è pur sempre un ‘processo’ pubblico tutt’altro che automatico).

Eppure per scrivere le righe qui sopra non si è partiti dalle teorie che spesso si trovano sui libri, o anche sui migliori blog dedicati al digital marketing.
Le cose descritte sopra le abbiamo viste accadere decine di volte, in vent’anni di lavoro come consulenti seo.

A diversa scala e in diversi settori abbiamo avuto modo di scoprire, imparare ed apprezzare le strategie di inbound applicabili al web.
Non solo.

Dopo aver lavorato per molti anni con gli strumenti della seo ‘classica’ siamo stati tra i pochi freelance italiani che sono stati davvero capaci di ‘sposare’ la rivoluzione portata dal content marketing in ambito seo (arrivata in Italia nel 2015, ma da noi sperimentata attivamente e consapevolmente già dal 2013!).

Ormai da più di dieci anni, infatti, non accettiamo più la direzione di campagne SEO che non siano ancorate solidamente ad una strategia di inbound marketing che abbia un minimo di respiro, che non sia adeguatamente lungimirante e che non riesca quindi a diventare autentico motore della crescita del sito.
Quindi oggi sappiamo bene che una campagna di inbound marketing è lunga e faticosa.
Ma sappiamo anche che nel lungo periodo è l’approccio più efficace ed economico per ottenere visibilità e traffico; e soprattutto per aumentare i contatti utili generati dal sito.

Sappiamo che è difficile ‘concepire’ quali possono essere gli orizzonti di crescita se non si hanno mai sperimentato simili strategie di sviluppo on-site.
Eppure è proprio così come si trova scritto nei libri: il ‘content’ è un mezzo che se usato strategicamente può agire come moltiplicatore assoluto delle metriche di un sito. Content is king.

Rispetto alle tecniche di crescita più tradizionali l’inbound marketing è senz’altro l’approccio più maturo, lungimirante ed economico per garantire riscontro pubblico e traffico in ingresso al proprio sito web.