Lo short video come strumento di social marketing
Se il paradigma del video breve si è affermato sulle principali piattaforme sociali sarà meglio avere chiari quali sono le sue potenzialità, mettendo da parte scetticismo e pregiudizi.
Anche se TikTok nasceva come piattaforma in cui gli adolescenti, e spesso persino i bambini, potevano divertirsi scimmiottando improbabili balletti e improvvisando video buffi secondo i trend del momento, ciò di cui possiamo essere certi oggi è che l’utilizzo della piattaforma abbia coinvolto settori molto diversi, dando spazio ad un universo di contenuti che nel giro di pochissimi anni ha compreso la comunicazione aziendale facendo di TikTok, senza mezzi termini, un bacino di visibilità di tutto rispetto anche per gli uffici di marketing in tutto il mondo.
Alcuni parametri hanno reso lo short video uno strumento appetibile anche per la comunicazione aziendale.

1 – Timing. Il tempo è denaro.
Uno short video è per definizione un contenuto video di breve durata. Ma di breve durata, a ben vedere, è anche il tempo della sua produzione. Chi pensa oggi di bypassare il dinamismo originale di questa forma di comunicazione rischia di investire somme gigantesche senza cogliere davvero i frutti preziosi che tale parametro può offrire.
La comunicazione tramite short video è concepita per produrre un flusso di contenuti nel corso del tempo, per accompagnare i fruitori in un percorso in divenire che scorre rapido, fluido, arricchendosi in corso d’opera.
C’è quindi poco spazio per chi concepisce la produzione video come un’opera statica, una rappresentazione secellata su tempi lunghi nelle diverse fasi della postproduzione, tra montaggio e fine tuning di vario genere.
Uno short video DEVE essere parte di una linea editoriale scadenzata che sia in grado di svilupparsi nel tempo senza impelagarsi nelle sabbie mobili del perfezionismo, poco importa quanto questo faccia storcere il naso ai teorici della settima arte.
Il racconto d’impresa fatto con lo short video può senz’altro essere curato e postprodotto in senso professionale, ci mancherebbe altro, ma deve poter essere confezionato in tempo reale, dando corpo ad un flusso di contenuti da pubblicarsi su base periodica. Non è un oggetto fatto e finito da mettere online a memento di una rappresentazione statica, ma una narraziona dinamica in costante divenire.
Questo aspetto rimane il più controverso, per i tecnici e i marketer tradizionali, ma è la chiave di volta per cogliere i frutti più maturi di questa formula di coinvolgimento del pubblico.
2 – La distribuzione trasversale. Raggiungere il target lì dove questo si raduna.
Lo short video è un contenuto che può essere distribuito su diverse piattaforme, pur mantenendo la coerenza del messaggio che intende veicolare. In questo senso un video breve rappresenta oggi il contenuto più trasversale tra quelli che è possibile offrire sulla galassia social, e questo rappresenta un vantaggio da non sottovalutare in un’epoca di frammentazione dell’attenzione pubblica su bacini di traffico così diversi.
Uno short video può essere pubblicato su Facebook, su X.com, su Linkedin, su Instagram, su TikTok, su YouTube.
Una distribuzione così capillare diventa preziosa per ottimizzare i processi di content creation a vantaggio di una costruzione di un’audience il più possibile larga.
Questo è particolarmente interessante se si considera che nelle metriche di social media marketing la frequenza di posting rimane un nodo insostituibile, ma pur tuttavia faticoso da garantire su buoni livelli.
Eppure il crossposting è una leva da sfruttare proprio se si vuole ascondare il gusto soggettivo di un pubblico frammentato, soggetto ad una diaspora social ben lontana dal potersi ricomporre.
Il social media manager deve al contrario tentare di raggiungere il pubblico lì dove questo naturalmente si raduna, e con lo short video può confezionare un prodotto di comunicazione versatile, che può essere speso su diverse piattaforme, frequentate da diverse frazioni del suo target di riferimento.
3 – Il seeding. Seminare il contatto promette una raccolta di lead.
Lo short video è ovviamente un potenziale veicolo per informazioni brevi, messaggi puntuali ma circoscritti.
Non di meno è il mezzo ideale per seminare idee, da consumarsi velocemente, certo, ma che possono comunque formare un corpus di significato aggregato tutt’altro che superficiale.
Una buona idea, un singolo messaggio intelligente, un contenuto simpatico o utile; un singolo video breve può fare moltissimo per disseminare il contatto aziendale in una galassia di contenuti che si avvicendano l’uno con l’altro, spesso gerenando rumore di fondo.
Distinguersi, invece, può attivare meccanismi di riconoscimento pubblico che sono in grado di raccogliere, in tempi medi e lunghi, un pubblico di fruitori che potrà essere trasversale alle diverse piattaforme, ma che non di meno saprà cercare e riconoscere il brand aziendale sui vari canali, aspettandosi di trovare su ciascuno una presenza attiva e feconda da parte dell’azienda.
Un singolo short video può instillare idee preziose nella mente del target potenziale.
Identificare le caratteristiche dei prospect, segmentando il mercato a partire dalla comunicazione immediata ed intuitiva di uno short video.
Individuare i problemi comuni, che i prodotti aziendali potranno poi proporsi di risolvere.
Ribadire l’identità aziendale, distinguendosi dai competitor e caratterizzandosi in modo univoco, per modalità espressive e tematiche ricorrenti, forgiando uno stile unico.
Uno short video può anche sintetizzare l’unicità di un singolo prodotto o servizio, selezionando modalità di comunicazione che potranno essere formali, tecniche, o anche più marcatamente promozionali, secondo i modelli pubblicitari più classici. Ma si potrà rilanciare l’immagine di un prodotto anche secondo registri molto più informali, soprattutto se nel frattempo si sarà trovata una cifra stilistica capace di avvicinarsi al pubblico senza infastidirlo con una reiterata vocazione commerciale, ma piuttosto divertirlo o avvincerlo con una comunicazione genuina, fuori dagli schemi, originale.
Il social media marketing degli short video
In estrema sintesi lo short video è un prodotto di comunicazione che può consentire la costruzione di un insieme di stimoli audiovideo da distribuirsi su base periodica.
Tali clip brevi possono essere consumate velocemente da parte del pubblico, e tale rapidità di fruizione è particolarmente vantaggiosa in un’epoca in cui l’attenzione è divenuta moneta sonante sui media.
Ma è la stessa rapidità di produzione dello short video che costituisce una caratteristica primigenia del mezzo, permettendo appunto l’elaborazione di una linea editoriale periodica foriera di un racconto più complesso, stratificato nell’insieme dei singoli stimoli portati dai vari contenuti.
La distribuzione trasversale sulle diverse piattaforme social costituisce poi un incentivo insostituibile, perché permette di ottimizzare i costi di comunicazione e ricomporre, almeno parzialmente, quella diaspora del pubblico determinata dal successo di network sociali diversi, che comunque competono nell’ospitare i medesimi contenuti.
La distribuzione capillare di contenuti brevi permette infine di disegnare una strategia di seeding che può risultare vincente nella più generale campagna di comunicazione di un brand, che potrà disseminare occasioni di presa di contatto in un oceano altrimenti dispersivo.
Mentre invece è proprio il marketing degli short video, con la sua capacità di agire in modo rapido, trasversale e disseminato, sulle varie piattaforme, che potrà restituire all’azienda che se ne fa interprete un processo di lead generation moderno e versatile, foriero di ritorni dell’investimento tutt’altro che aleatori.
Naturalmente occorre avere una visione strategica di ampio raggio, capacità editoriali e produttive che siano mature e consapevoli dei mezzi a disposizione, e forza distributiva in grado di sostenerne la gittata.