Attrazione e repulsione tecnologica

Ogni mattina, quando mi metto al computer, provo un leggero fastidio. Una breve sensazione di repulsione per la luce blu dello schermo.
Il fastidio passa rapidamente, non ci bado durante il giorno. Eppure la sera, quando mi alzo dalla postazione, sono stanco. Stanco fisicamente, pur non essendomi praticamente mosso.
Ho sempre pensato che questo leggero fastidio mattutino derivasse dagli occhi costretti a guardare uno schermo per ore…o dal fatto di dover passare molto tempo seduto. Ma forse non è solo questo…
Guardo il mio computer, “nascosto” sotto al tavolo, coperto da un case. Meglio non vederlo. E, a pensarci bene, non è l’unico oggetto tecnologico/funzionale che preferisco non vedere.
Nascondiamo spesso la tecnologia, soprattutto quella che è legata a delle funzioni specifiche che non ci piace fare. Gli aspirapolvere hanno avuto lo stesso destino delle cassette degli attrezzi, da sempre relegate nei anfratti più oscuri, lontane dagli occhi, lontane dal cuore.
Cosa pensereste di una persona che posiziona la lavatrice nel centro del soggiorno? Probabilmente che sta andando fuori di testa. La mia sta in un balconcino proprio a fianco allo studio. La lavastoviglie è incassata nel mobile della cucina, come il frigorifero.
Per nascondere computer ed elettrodomestici, tra l’altro, spendiamo. E spendiamo anche per comprare modelli esteticamente piĂą gradevoli di quelli base.
Ripenso al primo computer che ho avuto da ragazzo. Che bello. Era una novitĂ . Non vedevo l’ora di accenderlo per giocare a un rudimentale software di pallone che un amico di mio padre “bravo con i computer” mi aveva installato con un floppy, oggetto ormai di archeologia tecnologica.
Ma oggi il computer è legato per me al lavoro. Ci ho passato e ci passo talmente tanto tempo che non ho nessun entusiasmo accenderlo.
Anche per questo ogni mattina devo superare il fatto, per nulla piacevole, di dover passare una giornata seduto davanti a un monitor prima di riuscire a concentrarmi sul lavoro, ossia su cosa e su perché mi sono messo al computer. In effetti, ogni mattina devo superare i circuiti di bit per arrivare alla sostanza.
Il mondo freddo, funzionale, non emotivo, della tecnologia non è per nulla attraente di per sé. Anzi, di suo mi pare piuttosto “respingente”, soprattutto se si lega ad attività non particolarmente piacevoli, come lavorare o pulire casa.
Forse è una generalizzazione senza senso, ma mi viene da pensare che questa attrazione/repulsione nei confronti della tecnologia sia abbastanza diffusa. E, forse, è proprio questo rapporto ambiguo con la tecnologia che spiega le strane reazioni, private e pubbliche, che ci sono ad ogni evoluzione tecnologica.
Nella mia vita ho sentito annunciare migliaia di volte delle piĂą o meno straordinarie innovazioni. Ma di fatto le vere evoluzioni nel mondo della comunicazione che ho vissuto sono sei: la diffusione dei PC, i cellulari, internet, gli smartphone, i social media e l’IA, l’evoluzione che stiamo vivendo in questi anni.
Tutte le volte – tutte – sia nel dibattito pubblico che nelle conversazioni private, il discorso sulle evoluzioni tecnologiche tende a polarizzarsi sugli estremi. Internet ci renderĂ stupidi oppure internet salverĂ il mondo. I social wow che figata, i social stanno distruggendo una generazione. E così è anche oggi con l’IA. Questo atteggiamento, questa risposta acritica che inibisce il pensiero, credo sia legata proprio alla nostra ambivalenza nei confronti della tecnologia.
Umanamente ci fa un po’ schifo, ma è talmente una svolta…