Intervista ad Antimo Carriero, GEO Specialist

Abbiamo avuto il piacere di conoscere e fare alcune domande ad Antimo Carriero, un consulente seo freelance che ha deciso di specializzarsi in Generative Engine Optimization e posizionamento sui motori di risposta ad intelligenza artificiale.

1. Hai iniziato come giornalista sportivo e blogger, poi sei passato a SEO e GEO: com’è avvenuta questa transizione? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che il digitale era la tua strada principale?
Più che di una transizione, si tratta dell’incontro tra due strade parallele: non ho abbandonato il giornalismo, ho semplicemente integrato la mia passione per il racconto con i nuovi strumenti digitali. Certo, oggi le modalità di comunicazione richiedono competenze tecniche SEO avanzate per dialogare con algoritmi e intelligenze artificiali, ma sono convinto che la matrice originaria resti identica: il cuore di tutto è lo storytelling. Oggi, quando aiuto un brand a posizionarsi online, non mi limito all’ottimizzazione tecnica; per dare reale autorità e credibilità a un marchio, è fondamentale far emergere la sua storia e colpire emotivamente le persone.

2. La GEO è ancora poco conosciuta in Italia. Come spieghi ai tuoi clienti perché dovrebbero preoccuparsene oggi, e non aspettare che diventi mainstream?
Ai clienti spiego che la GEO oggi è come una miccia accesa: l’80% delle aziende italiane non ne conosce il potenziale, ma il funzionamento è di una logica disarmante. Gli utenti non cercano più informazioni su Google spulciando elenchi di link, ma pongono domande dirette alle AI come ChatGPT, Gemini o Perplexity, fidandosi delle risposte pronte che ricevono. Essere citati in quelle risposte genera un tasso di conversione altissimo, perché chi interroga l’AI ha un’intenzione d’acquisto già matura nell’80% dei casi. Muoversi ora significa seminare in un terreno sgombro e bloccare un vantaggio competitivo enorme prima che diventi mainstream.

3. Quali sono le differenze pratiche più rilevanti tra ottimizzare per Google e ottimizzare per un motore generativo come ChatGPT o Gemini?
La SEO e la GEO non si escludono, si alimentano: una struttura SEO impeccabile sul sito è la base necessaria affinché le AI possano scansionarlo. La differenza sta nella strategia: Google si concentra sul posizionamento per parole chiave e su logiche semantiche on-page per intercettare l’utente sulla SERP. I motori generativi (GEO), invece, si basano sull’autorità complessiva del brand e sulle citazioni ecosistemiche. Le AI analizzano l’intero web (forum, social, testate, blog) per verificare la tua reputazione; la SEO tradizionale permette quindi alle AI di leggerti, ma è la GEO che le spinge a sceglierti come risposta ideale.

antimo

4. Hai fondato Ultimoround.it, un blog di pugilato che porti avanti in parallelo all’attività professionale. Come gestisci le due cose? Ti ha mai portato qualcosa di inaspettato lavorativamente?
Gestisco questo progetto parallelo unendo passione sportiva e competenze digitali: ho fondato il blog sia per coprire una nicchia allora scoperta in Italia, sia per avere un “laboratorio” dove testare sul campo le mie strategie di Content Marketing. Lavorando esclusivamente sulla SEO, è diventato uno dei siti di settore più letti e visibili a livello nazionale. Lavorativamente è stato il mio miglior biglietto da visita, mostrando ai clienti un caso studio reale di successo costruito da zero. Inoltre, mi ha aperto le porte a collaborazioni importanti e a interviste esclusive con i principali pugili italiani e addetti ai lavori.

5. Il tuo TikTok è dedicato allo sport: usi i social anche per la tua comunicazione come professionista SEO/GEO, o preferisci tenere le due identità separate?
A livello strategico tengo i binari separati: per l’attività di consulente SEO e GEO mi affido a canali istituzionali, mentre su TikTok lascio spazio alla mia anima giornalistica e alle passioni sportive. Il profilo sta crescendo a dismisura, ma dietro questo boom non c’è il caso, bensì lo stesso approccio analitico che applico con i clienti. Anche se parliamo di social e non di motori di ricerca, le regole del gioco sono simili: dietro ogni video c’è uno studio approfondito dell’algoritmo, del posizionamento del contenuto e dello storytelling. I canali si dividono, ma il metodo del professionista resta unico.

6. Qual è il progetto SEO o GEO che ti ha dato più soddisfazione finora, e perché?
La soddisfazione più grande è arrivata da un progetto GEO sviluppato per un cliente inizialmente molto scettico, convinto che il posizionamento sulle AI richiedesse i lunghi mesi di attesa della SEO tradizionale. Invece, i risultati commerciali sono arrivati in pochissimo tempo: abbiamo corretto criticità strutturali invisibili all’occhio umano ma cruciali per gli algoritmi e intercettato query dirette caldissime. Nel giro di un paio di mesi il brand è diventato la risposta consigliata dalle principali AI per quella nicchia, generando le prime conversioni reali e un immediato tornaconto economico. Dimostrare dati alla mano che una tecnologia emergente porta fatturato rapido è stato impagabile.

7. Un consiglio concreto per un’azienda italiana che vuole iniziare a lavorare sulla propria visibilità nei motori generativi, ma non sa da dove partire?
Il mio primo consiglio è non perdere tempo: nel digitale, l’attesa regala solo spazio ai competitor, costringendoti a rincorse affannose in futuro. Praticamente, suggerisco di affidarsi a un professionista verticale, ma evitando l’errore di delegare ciecamente “comprando un pacchetto” senza capire. È fondamentale interfacciarsi con il consulente prima del progetto per comprenderne la visione e la strategia, mantenendo poi un contatto costante per gli aggiornamenti. Bisogna investire sulla comunicazione e sulla comprensione reciproca per costruire una partnership attiva e gettare oggi le basi per presidiare il mercato di domani.

8. Il lato meno romantico del freelance: qual è la sfida che non ti aspettavi quando hai iniziato a lavorare in proprio?
La sfida più grande è che la vita da freelance si rivela una durissima palestra di vita, dove spesso si lavora molto più di un dipendente. La vera complessità è psicologica ed economica: impari che il fatturato non è una linea retta e devi saper capitalizzare e gestire le tue risorse finanziarie ed emotive tra i mesi di picco e i momenti di stanca fisiologica. È un percorso che ti costringe a una profonda organizzazione e crescita personale parallela a quella lavorativa. Per affrontarla servono tre ingredienti chiave: grandissima pazienza per i tempi del mercato, coraggio di rischiare e una costante positività verso il domani.