Intervista a Riccardo Corradino, consulente legale freelance
Oggi #VitaDaFreelance ospita un’intervista un po’ diversa dal solito. Finora questa rubrica si è infatti concentrata soprattutto sulla libera professione nell’ambito della comunicazione online. Riccardo Corradino è invece un consulente legale freelance. Ho intervistato quindi Riccardo non solo in quanto freelance, ma anche nella veste di potenziale ‘risolutore’ di alcuni dei tanti dubbi che attanagliano i i liberi professionisti dell’ICT.

Chiedo spesso, per queste interviste di #VitaDaFreelance, di iniziare indicando cinque parole per descriversi. Quali sono le tue?
La mia carne e le mie ossa in un pugno di Hashtags? Un compito breve quanto difficile!
Decisamente #Determinato e #Pragmatico, conto sempre prima di parlare per cui #Riflessivo, #Famelico di conoscenza e #VelocementeCreativo.
Giurisprudenza e comunicazione. Mi sembrano questi i due ambiti che più ti appassionano. E’ così? Che link esiste tra queste due discipline?
Sì, fondamentalmente sono un operatore del diritto sempre più appassionato dell’universo comunicazione.
Essendo ragioniere prima e giurista d’impresa con specializzazione in diritto delle nuove tecnologie ed informatica giuridica poi, il doppio binario è venuto da sé. Affascinato dalla gestione aziendale ho lasciato spazio alla mia antica passione per il tech, arrivando ad abbracciare i temi della moderna Comunicazione. Si può considerare anche un piacevolissimo sfogo della mia parte più creativa.
Penso si possa dire che il variegato mondo dei freelance abbia un rapporto un po’ conflittuale con la giurisprudenza. Nel flusso di lavoro quotidiano le impellenze amministrative rappresentano spesso un problema, talvolta causano dei veri e propri ‘blocchi’ nei giovani freelance che sembrano quasi ‘spaventati’ dall’apparato burocratico e fiscale. Quale sarebbe invece il modo giusto di approcciare agli aspetti legali della propria professione?
Qui pesa il retaggio culturale manzoniano dell’Azzecca-garbugli, per cui il denaro speso per la consulenza legale serve solo ad “ingrassare” gli avvocati. Di certo i tempi della giustizia e la sovrabbondanza di essi non aiuta.
In realtà le grane legali, come la corretta pianificazione fiscale per non sentirsi oltremodo vittime del Fisco, si evitano con la consulenza preventiva.
Esattamente come un vaccino, la consulenza deve sempre essere vista come un investimento da fare a monte. È normale che un freelancer o un giovane startupper si spaventi davanti alle parcelle dei consulenti, ma non deve dimenticare che gran parte dell’oggetto di consulenza funziona come un’infrastruttura: implemento oggi in maniera duratura, per rimetterci mano solo eccezionalmente ed evitando intoppi all’attività.
Ha senso risparmiare 500 Euro per un contratto quadro blindato, per andare ad affrontare (minimo) 2 anni di causa civile?
Un altro problema italiano è l’assenza del riconoscimento ufficiale del “Paralegal” che permetterebbe una migliore regolazione tariffaria, ma questo è un altro lungo discorso…
Che tipo di contratti consigli solitamente ai professionisti freelance in ambito ICT? Ci sono delle indicazioni pratiche che puoi dare ai nostri lettori?
La regola numero 1: NO al copia e incolla!!!
Qualunque tipo di contratto è basato su molti tecnicismi giuridici, ma altrettanto importanti sono gli aspetti comunicativi e psicologici. Il tutto unito alla lungimiranza e doti di mediazione del consulente.
Cosa c’entra la psicologia con i regolamenti contrattuali?
In gergo si parla di “regolamento contrattuale” per rappresentare meglio l’insieme di norme e comportamenti che devono regolare un affare, tenendo conto dei diritti e dei doveri di tutte le parti coinvolte. Il bilanciamento di tutti gli interessi deve essere equo ed eticamente sostenibile, interpretando anche le esigenze morali e materiali di una leale collaborazione.
La regola numero 2: non temere di negoziare!
I giovani professionisti ed imprenditori vivono spesso l’ansia della clausola tipo per ogni cosa, oppure la paura di far fuggire il committente se non si accetta tutto ciò che richiede.
La serena negoziazione è fondamentale per ogni autonomo, perché il confronto permette di capire meglio la fairness della controparte e può aprire opportunità inaspettate. Si ritorna all’importanza della psicologia del business.
La regola numero 3: osate!
Mai temere di proporsi, esporsi e coinvolgere. Ma sempre con una identità personale e professionale ben precisa.
Quali sono i principali errori che riscontri nelle privacy policies dei siti internet?
Si può dire “di ogni”? LOL
Più che concentrarmi sui singoli errori, preferisco mettere in luce l’errore concettuale della maggior parte dei freelancers e delle PMI: la policy sul proprio sito non è tutto.
In particolare con l’introduzione del principio di Accountability del GDPR si invita alla responsabilizzazione di chi gestisce i dati, per cui è sbagliato slegare on-line ed off-line. Tutto il sistema di gestione dei dati personali deve essere organico e coerente, ma anche chiaro e dimostrabile.
Anche in questo caso la consulenza fatta con tutti i crismi è un investimento, perché deve insegnare a gestire correttamente ed adattarsi all’evoluzione della propria organizzazione. Personalmente inserisco sempre note pratiche per non giuristi, affinché il Cliente non subisca ma partecipi ai risultati.
Il web italiano come ha recepito la legislazione sui cookie e il GDPR? Ci sono delle criticità che vorresti segnalare?
La prima criticità è la mancanza di una visione post GDPR, perché sui cookie siamo fermi al provvedimento del Garante Privacy italiano con la tabellina da crocettare per far capire quando serve il banner, quando no ecc…
L’evoluzione sta portando verso plugin che permettono la selezione dei cookie finalizzata al controllo, ma con il contraltare di limitare le funzionalità dei siti. Quest’ultimo aspetto è fondamentale, perché stimolare la possibilità per l’utente di regolare la propria privacy potrebbe far decollare le cookie policy.
Un’altra delicatissima incertezza riguarda l’autenticazione on-line per il settore privato. Qual è il giusto processo di acquisizione e verifica dei dati personali da remoto? Documento di identità si o no? Identificazione de visu anche da chi non fa parte delle Forze dell’Ordine?
Un’ultima criticità più “legalese” è la potenzialità vincolante dei provvedimenti del Garante Privacy, perché molto spesso ci si dimentica che sono atti di un’Autorità indipendente e senza potere legislativo.
Concludendo sono tutte facce della stessa medaglia, poiché la gestione del dato personale deve essere sempre un processo organico e strutturato per essere una vera risorsa. Il digitale non può prescindere dall’analogico e viceversa.