La revisione perpetua: ovvero l’arte infinita dell’ottimizzazione per Google

Fin dai primissimi anni in cui Google venne ad indicizzare i primi documenti html del web delle origini, ed ancora oggi che siamo ad eoni di distanza da quel momento, Google era ed è rimasto un algoritmo che indicizza testi, valutandoli ed archiviandoli secondo euristiche di ricerca ben precise.
Detto in sintesi, Google è un sito che archivia parole.

Detto altrimenti, con un vocabolario che strizza l’occhio all’evoluzione più recente della tecnologia informatica, Google è una delle prime e delle più potenti intelligenze artificiali che hanno fatto la loro comparsa sul web, e il suo obiettivo era ed è rimasto quello di leggere e valutare documenti html fatti di parole.

Google è un’AI, quindi, che prima ancora di rispondere si è presa la briga di imparare a leggere e catalogare i documenti digitali sulla base della valutazioni algoritmiche che ritiene utili ai suoi scopi.

Archiviare testi, quindi, indicizzare parole, individuare il risultato migliore in funzione di una determinata query di ricerca.
Eppure la biblioteconomia e l’archivistica sanno bene che la premessa qui sopra enunciata, in modo semplice e sintetico, è un’utopia che si scontra con una pratica di massa che risale alla notte dei tempi, e che non trova riposo.

Perché, dannazione, la gente continua a parlare, e a scrivere nuove pagine, imponendo una continua opera di lettura e valutazione, un’espansione senza fine di una raccolta che non è destinata a concludersi.

La rilevanza, quindi, diventa la fenice attraverso cui distinguere l’inessenziale dall’importante. Tutto questo è più che pacifico, e i seo di ogni latitudine lo sanno bene.
Ma il problema è che per quanto si vogliano raffinare gli algoritmi artificiali di lettura e comprensione di un testo, alla radice di quel testo ci sono elementi basilari che sono indivisibili, straordinariamente democratici ed egalitari, indiscriminati: le parole.
E le parole che usiamo tutti, a ben vedere, sono uguali per tutti.

Per valutare, quindi, Google non si limita più a leggere le parole contenute in un testo.
Ha imparato a seguire il ‘discorso pubblico’ che una determinata fonte rende disponibile, ha imparato a discernere la rilevanza relativa di una fonte rispetto ad un’altra: è la ormai ben nota SEO semantica, che ormai dal 2015 è divenuta parte integrante, se non centrale, di quell’inifinita arte dell’ottimizzazione per Google che taluni si ostinano a fare.

Proprio come gli archivisti sanno bene, l’arte della catalogazione non raggiunge mai un risultato statico, buono per sempre.
Ciò che è rilevante oggi, per i parametri di oggi, diventa inessenziale domani. Basta cambiare il filtro dell’attenzione, ed ecco che documenti storici ritenuti preziosi diventano carta straccia che si accumula su qualche vecchio scaffale, divorato dalle tarme.

Ma allora cosa possono fare i seo per orientarsi sui tempi lunghi, quando qualsiasi bel testo è passibile di inflazione, funestato dal sempre presente spettro dell’oblio?

Ecco, mio malgrado, suggerisco 3 approcci che rimangono validi in ogni stagione, come direttrici dell’ottimizzazione come arte perpetua.

archivio

1 – Produrre testi

Sto parlando di documenti che siano pieni di parole rilevanti, che abbiano un senso – cioè un significato – che sia valido secondo i canoni dell’oggi.
Qual è il testo che oggi questa fonte può offrire e che sia la più rilevante possibile a proposito di questo argomento, questo problema, questo ‘intento di ricerca’ (parolaccia, ma che ci avvicina al lessico contemporaneo della seo di oggi)?

E’ l’approccio umano più antico del mondo: c’è sempre ‘qualcosa di nuovo da dire’, o anche semplicemente un modo per ‘dire meglio’ ciò che avevamo già detto in passato, ma che oggi sappiamo ripetere con più sicurezza, con più eleganza, con più autorevolezza.

Si continua a scrivere, quindi, perché la scrittura e la comunicazione pubblica si nutrono da millenni di un entusiasmo incessante e un’ambizione, naturalmente utopistica, di abbracciare la perfezione e l’immortalità di un contenuto, per traghettarlo nel tempo futuro di lettori che magari non sono ancora nati, nel qui ed oggi.

Perché ciò che sappiamo oggi ci permette di scrivere meglio quello che avevamo imparato ieri, e abbiamo l’ambizione di scriverlo così bene che possa servire domani, per quei lettori che vorranno capire domani ciò che la cultura, la conoscenza, ha compreso, raccolto e digerito nel corso del tempo.
In fondo siamo scimmie evolute, e l’iterazione rimane fondamento insostituibile dell’esperienza umana, almeno in fatto di trasmissione della conoscenza.

Se fai seo, quindi, oggi come oggi, e ancora domani, devi scrivere testi che siano semanticamente rilevanti ed aggiornati.

2 – Archiviare contenuti

Sembra controintuitivo, ma il modo migliore per ottimizzare un sito dal punto di vista dell’algoritmo di Google è proprio quello di ottimizzare il lavoro di archiviazione dei propri contenuti in modo da avvantaggiare l’algoritmo che poi, a modo suo, farà lo stesso nel proprio indice.

Ordinare, catalogare e infine archiviare – cioè rendere disponibili i vari contenuti secondo indici ragionati semanticamente rilevanti – è parte integrante delle attività seo che si possono fare su un sito per ottimizzarne le performance nell’indice di Goolgle.

Mi riferisco alla seo siloing, per chi segue il glossario di settore, e in generale alla buona norma di elaborare archivi di contenuti ordinati per argomenti (come potrebbero essere, semplicemente, le categorie di un blog), per favorire l’indicizzazione dei contenuti stessi e garantirne la permanenza in indice anche nel lungo periodo.

Archiviare significa anche sostituire i vecchi testi, e spostarli, ove necessario, per garantire una rilevanza maggiore delle url che abbiamo definito essere i luoghi principali del significato che si vuole ottimizzare per quella determinata pagina/sezione del sito.
Spostare, quindi, e riarchiviare i testi ormai ritenuti obsoleti, per arricchire la pubblicazione di un percorso storico di creazione del significato; ovvero di un archivio storico di testi che si sono accumulati e succeduti nel tempo, contribuendo a raffinare ed arricchire il thesaurus di documenti resi disponibili nel tempo, che testimoniano quella ricerca di perpetuo perfezionamento, e costante aggiornamento, che si era voluta descrivere nei paragrafi iniziali di questo articolo.

La nuova pagina, il nuovo testo di sintesi, sarà sempre nel punto più visibile della struttura di url che abbiamo disegnato per il dominio.
Ma i vari testi che abbiamo usato nel tempo per raggiungere l’attuale sintesi aggiornata potranno rappresentare una risorsa d’archivio utile per testimoniare quel lavoro di raffinazione e ricerca fatto negli anni precedenti, contribuendo a rafforzare e sostenere l’ossatura testuale del dominio, che altrimenti sarebbe costretto a gettare nell’oblio quei testi che sono diventati obsoleti nel corso del tempo.

Naturalmente anche nell’archiviazione esiste il diritto all’oblio, e la sua opportunità. Ma parte integrante della seo semantica e dell’architettura dei silos c’è l’arte di archiviare e riarchiviare i documenti storici che hanno ormai fatto il loro tempo, e sono stati superati da sintesi migliori, testi più aggiornati e pagine più rilevanti.

3 – Ottimizzare la rete di contenuti

Scrivere nuovi testi rilevanti e semanticamente utili, ed archiviare i testi obsoleti o semplicemente esausti, sono due operazioni apparentemente ovvie, persino intuitive.

La verità è che si tratta di operazioni che vanno fatte con una logica editoriale che sia protesa ad ottimizzare la rete di contenuti testuali prodotti, pubblicati e poi archiviati nel corso del tempo, all’interno del singolo dominio.
Non basta cioè scrivere periodicamente un nuovo contenuto rilevante, semanticamente denso e propriamente ottimizzato per competere per una determinata keyword. Non basta avere cura di riarchiviare i precedenti testi in un’alberatura di contenuti che permetta, in qualche modo, di garantire la reperibilità di questi vecchi testi all’interno del dominio.

Occorre anche ottimizzare le relazioni reciproche tra i vari documenti, vecchi e nuovi, per rendere la struttura semantica del dominio sempre più solida, forte, anche grazie alla stratificazione storica dei testi prodotti ed archiviati nel tempo.
Una struttura, quindi, dove l’accumulo storico di sintesi aggiornate risulti una componente di forza, una spinta attiva, e non una zavorra che affonda gli sforzi nell’indexing, un mare magnum di testi che annega la rilevanza delle landing forti, magari cannibalizzandone la presenza nelle Serp.

Argomento complesso, quello dell’ottimizzazione delle strutture di contenuti storici, anche in vista del pericolo, sempre in agguato, di autocannibalizzazione in Serp.

Non è un caso, infatti, se fare seo su domini storici diventa un’arte archivistica e redazionale tutt’altro che da principianti, ma anzi una scienza complessa in cui si stratificano valutazioni e competenze analitiche per lo più sconosciute ai seo specialist in erba, che hanno sempre lavorato su domini nuovi o di recente pubblicazione, dove più facilmente si procede con la logica della costruzione (di nuovi contenuti) e della conseguente distruzione (l’oblio dei testi obsoleti, la cancellazione delle tracce storiche delle attività passate).

Mentre invece, come suggerito dal titolo del post, quella dell’ottimizzazione per Google è un’arte infinita, dove i testi vengono prodotti, raffinati e poi progressivamente sostituiti, ed archiviati, in vista di una esigenza di perfezione che per la sua stessa natura non è mai appagata, mai definitiva, ma sempre una provvisoria sistemazione, soggetta a correzioni ed aggiornamenti, se non radicali riscritture.