I “metodi infallibili” per ottenere più followers
Stavo scorrendo il TikTok aziendale di Web Crew in cerca di qualche buona idea, qualche buono spunto sul social media marketing da parte dei colleghi. Ho trovato tantissimi contenuti specifici a riguardo, a testimonianza di quanto ormai TikTok vada sicuramente considerato un social network di massa e non più come il social dei più giovani. E’ una dinamica tipica che hanno seguito tutti i social network di successo e di cui avevo scritto qualche anno fa in un articolo che credo possa essere ancora interessante se volete capire come evolverà TikTok nei prossimi anni.
Il 90% dei consigli che ho trovato, devo dire, mi hanno lasciato abbastanza interdetto e mi hanno anche fatto pensare alla storia professionale di Web Crew e a quanto, effettivamente, la nostra piccola agenzia abbia seguito un percorso non lineare e por molti versi “anomalo” rispetto a quello di molti colleghi.

Che consigli di social media marketing ho trovato su TikTok? Molti consigli diversi, talvolta contraddittori, che possono però essere sintetizzati così: singoli professionisti (non agenzie) con account dai 20k ai 90k che propongono come metodo per diventare popolari quello che loro hanno seguito per ottenere i loro 20/90.000 follower. Tra tutti questi account alcuni profili (soprattutto americani) portano a testimonianza della validità del loro metodo il fatto che l’hanno applicato ad altri profili di clienti e il metodo si è rivelato efficace portando anche questi account in poco tempo (direi 6/9 mesi, in media) da zero a migliaia di follower.
Ecco. Sono rimasto interdetto. Perché l’intero ragionamento mi sembra viziato da un bias abbastanza evidente. Pensare che qualcosa che ha funzionato su di te poi funzioni su altri per il solo fatto che ha funzionato su di te non mi sembra una logica granché stringente. E’ del tutto evidente che se studio a menadito la biografia professionale di Sinner e poi ripercorro i suoi passi pedissequamente non diventerò un tennista bravo come Sinner.
Le persone hanno delle qualità umane specifiche, individuali, per cui pensare che siano intercambiabili mi pare un po’ angosciante, oltre a non essere vero.
Alcuni colleghi, infatti, oltre a riportare la propria esperienza personale e il loro account come prova della validità del metodo, portano a testimonianza altri account da loro gestiti. Devo dire che in tutti questi casi gli account portati come testimonianza vengono presentati abbastanza brevemente e in modo molto rapido. Mi hanno lasciato, sinceramente, il dubbio su se questi altri account che hanno seguito questi metodi infallibili fossero veri o no. Ma dando per scontata la buona fede, gli account che mi venivano proposti erano pochi, nell’ordine delle decine, ed erano, per quel poco che sono riuscito a vedere, identici all’account del creator del video.
Considerata la mole complessiva degli account social esistenti al mondo, citarne a testimonianza di un metodo infallibile fossero anche cinquecento account sembra un po’ debole come prova. Diciamo, per essere chiari, che quasi chiunque lavora in qualsiasi settore da un po’ di anni può citare dei casi di successo.
Ma al di là di questo, il punto è che gli account erano veramente simili tra loro. Sempre individui, tendenzialmente di bell’aspetto, che comunicano nello stesso identico modo anche se in settori diversi. Tutti seguono un determinato comportamento standard. Faccio degli esempi per essere più chiaro. Tutti mettono dei ganci visivi a inizio video, tutti parlano in modo spigliato, rapido, tutti sono tendenzialmente simpatici e così via…
Questo sarebbe un metodo? Questo sarebbe marketing?
Secondo me no. Voglio dire, su ogni social in un certo momento funzionano delle cose. Quindi se uno fa una lista delle cose che in quel momento funzionano non è che ha scoperto l’acqua calda. E’ chiaro che ci sono utenti capaci di fare tutte le cose che funzionano su un determinato social. Poi ci sono utenti che oltre ad essere capaci di farle sono anche disponibili a farle. Ci sono utenti che al momento su TikTok fanno video in buona risoluzione, parlando spigliatamente, con ganci visuali nei primi secondi, utilizzano audio in trend, su argomenti di interesse diffuso, pubblicano un video al giorno e sono anche simpatici e di bell’aspetto. Hanno migliaia di followers (e grazie al…) e sono, ovviamente, dei bravi creator.
E’ chiaro che quando su TikTok l’algoritmo premiava i balletti a ritmo di musica i giovani simpatici che facevano balletti ottenevano followers. Ma non è che stavano facendo marketing. Stavano facendo ciò che l’algoritmo voleva che gli utenti facessero. Se l’algoritmo di TikTok ora premia chi si guarda tutto un tuo video perché vuole tenere più tempo possibile gli utenti sulla sua app e tu per non far distogliere lo spettatore nei primi secondi metti ganci e ti inventi incipit curiosi, non è che stai facendo marketing. Stai facendo quello che l’algoritmo ti chiede di fare.
L’algoritmo vuole che balli, tu balli. Vuole che parli rapidamente, tu parli rapidamente.
E’ marketing? A me più che altro sembra obbedienza.
E va bene, va bene tutto. La vita è difficile. Ma addirittura spacciare la disponibilità ad obbedire a un algoritmo cinese come metodo per svoltare la vita propria e degli altri, mi pare esagerato.
L’obiettivo del social media marketing non può essere quello di accontentare gli algoritmi per ottenere più followers a qualsiasi costo. Non è che possiamo obbligare studi di avvocati e primari d’ospedale a fare i video nel mood che piace all’algoritmo di TikTok. Fare SMM non vuol dire obbligare i clienti a fare quello che vogliono gli algoritmi. Significa aumentare vendite e introiti per persone e aziende che hanno un’identità, una storia, un pensiero, una professione, e vogliono che sia valorizzata. Anche su TikTok.
E’ per questo che il marketing non è facile.