Cos’è il Native Advertising?

Uno dei termini chiave che sta assumendo un ruolo primario nel mondo del marketing è quello di Native Advertising. Darne una definizione completa è molto difficile, soprattutto per il fatto che il concetto è relativamente recente e definisce una dimensione complessa di strategie di marketing.

Riassumendo le opinioni delle principali autorità in merito, come quella dell’Interactive Advertising Bureau, si può comunque affermare che il native advertising è contraddistinto da tre caratteristiche dominanti.

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Innanzitutto è sottoposto alla logica del pay to play, il che significa che genera introiti a priori a chi possiede il canale pubblicitario e che chi pubblica l’annuncio non possiede il media in questione, ma ne paga l’uso. Se un marchio o un azienda non paga anticipatamente per lo spot, non si tratta di native advertising.
È inoltre basato sul contenuto: informazioni utili, interessanti e altamente indirizzate a specifici segmenti di mercato. Questo, come vedremo dopo, potrebbe creare confusioni che è meglio chiarire.

Infine, il messaggio pubblicitario raggiunge l’utente senza distoglierlo dal normale uso del mezzo di comunicazione che sta adoperando e senza creare interruzioni – esattamente il contrario degli annunci pubblicitari televisivi. In sostanza, il primo scopo di questo tipo di annuncio pubblicitario è di non interrompere l’esperienza dell’utente, ma riuscire ad offrire informazioni realmente utili e compatibili con quelle del canale su cui si presenta – quasi sempre un sito internet.

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La ragione per cui il native advertising sta conquistando sempre più posizioni all’interno delle strategie di marketing non è solo da ricercare nell’uso massivo che alcuni social media, come Facebook e LindedIn, ne stanno facendo. Il fatto è che, se utilizzato correttamente, funziona bene.
Attorno a questo meccanismo si stanno dunque creando nuove tendenze e molti agenti pubblicitari vi intravedono uno strumento di leva fortissimo.

Resta una distinzione importante: il native advertising non è content marketing. Trattarlo come tale, in un piano di marketing, potrebbe creare delle distorsioni che, a lungo andare, inciderebbero negativamente sulle performance della campagna pubblicitaria. Il content marketing è infatti una tecnica che si basa sul distribuire contenuto attrattivo, rilevante e valido per attirare e acquisire nuova clientela, con lo scopo di influenzarne il comportamento. Si tratta di un processo in divenire, che si integra e funziona bene solo all’interno di una strategia più completa, perché é basato sulla proprietà del media, che viene usato dal marchio come un asset nella propria campagna pubblicitaria.