La musica ispira l’idea poetica. Aveva ragione Schiller?
Musica e poesia: uno stretto legame che già gli antichi Greci proponevano destinando Euterpe, la musa ispiratrice della musica, anche alla poesia lirica, e di cui hanno espresso il proprio non dissimile parere poeti e filosofi di ogni età.
Per Schiller la poesia trarrebbe origine da un “sentire” che il poeta traduce in termini musicali. “Da principio il sentimento è in me senza oggetto determinato e chiaro; quest’ultimo si forma solo più tardi. Precede una certa disposizione d’animo musicale, e solo a questa segue in me l’idea poetica”, scriveva il grande filosofo, drammaturgo e poeta tedesco a Goethe, dialogando con lui sulla prima stesura della trilogia del suo “Wallenstein”, collegandosi in cui certo qual senso al significato greco del termine mousiké, che riporta al concetto di idea oltre che a quello di ritmo tra rapporti.

Una specie di melodia, insomma, quella che precederebbe la concretizzazione della poetica.
Della musica alla base dell’ispirazione, oltre a Schiller parleranno anche molti altri filosofi.
Per Schopenhauer, ad esempio, la musica è una sorta di immagine primordiale, un nocciolo, che poi s’incarna: “Il mondo si potrebbe chiamare un’incarnazione della musica, non meno che della volontà”, scriveva nella sua opera “Il mondo come volontà e rappresentazione”, affermando che la musica esiste indipendentemente dal mondo.
Musica come ispirazione generatrice, quindi. Concetto in parte sostenuto in parte rivisitato poi da Nietzsche, che vedeva l’arte non come opera della volontà umana, ma come imitazione dell’essenza di un “artista originario” che l’essere umano riproduce simbolizzando la musica in idee e linguaggio specifici. Anche per Nietzsche, dunque, il concetto che la musica preceda l’idea.
Il contatto tra musica e poesia non riguarderebbe quindi soltanto la struttura ritmica che le caratterizza entrambe e che ha fatto sì che nella maggior parte delle culture antiche i testi poetici fossero composti per essere accompagnati dalla musica, ma proprio il generarsi della poesia nel momento in cui vi sia una predisposizione ad “essere nella musica”, ad aprirsi e sentire una musicalità da ricondurre poi in poetica.
Qualcosa di antico, forse ancestrale dunque, rappresentato dal saper cogliere quella musicalità che ad esempio al grande poeta francese Paul Valéry, prima della sua composizione “Cimitero marino”, si presentò in questo modo: “(Cimitero marino) è nato, come la maggior parte dei miei poemi, dall’inattesa presenza di un certo ritmo nel mio spirito. Mi sono stupito, un mattino, di trovarmi in testa dei versi decasillabi”.
Alessandra Buschi per Web Crew