Human Technopole, come sarà il dopo-Expo?

Come dare un senso all’immenso investimento infrastrutturale che ha caratterizzato l’Expo 2015? Attualmente i circa 30mila metri quadrati sono in una fase di transizione importante e riguardo la destinazione d’uso post fiera si è molto dibattuto nei mesi scorsi, almeno fino a quando il premier Renzi ha pubblicamente diffuso l’idea che potrebbe risultare determinante: insediare sette centri di ricerca sull’area dove circa 1.500 persone tra scienziati, tecnici e amministrazione potrebbero perseguire obiettivi di alta ricerca biomedica. Il nome di battesimo? Human Technopole Italia 2040. Trovata di marketing?

Renzi -  Human Technopole

Il polo dovrebbe essere suddiviso, appunto, in sette centri di ricerca, raccorpati in tre grandi aree di lavoro. Fondamentale sarebbe un centro di raccolta, gestione ed analisi di dati biomedici; a questo se ne affianca uno dedicato all’uso di questi dati attraverso sviluppo di software ed hardware specifico. È anche previsto uno spazio riservato alle nanotecnologie e alle nanoscienze, sempre con l’idea di poter raccogliere dati relativi alla salute dei pazienti grazie alla progettazione di microsensori e dispositivi.

La proposta però ha trovato molti scettici pronti a scuotere il capo e a sottolineare le incoerenze di un progetto da mettere sotto i riflettori mediatici in un paese dove la ricerca scientifica agonizza, strozzata dalla mancanza di fondi. L’ultima legge di Stabilità (2016) ha infatti tagliato al Miur anche i fondi indirizzati allo sviluppo e promozione della cultura scientifica e peggiorato le proporzioni di investimento scientifico fra il nostro l’Italia e altri in Europa. Basti ricordare che, ad esempio, il Lussemburgo investe nove volte di più di noi sulla ricerca agricola e che l’Italia destina all’alfabetizzazione scientifica un ventesimo della cifra media europea.

Inoltre, bisogna considerare che il progetto dello Human Technopole sarebbe affidato all’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), una fondazione privata che si dovrebbe vedere assegnati 150 milioni l’anno: un bello smacco per i ricercatori pubblici in attesa di un sempre meno certo bando Prin. L’Iit dovrebbe comunque collaborare con altre istituzioni e indirizzare i soldi pubblici e gli spazi disponibili verso elementi competenti: diventerebbe quindi una sorta di agente intermediario che riceve i finanziamenti e li redistribuisce – e ci sarebbe da chiedersi se non fosse più logico offrire questi finanziamenti attraverso un più trasparente bando pubblico. Oltre all’Iit sarebbero coinvolti l’università Statale, la Bicocca e il Politecnico di Milano, a cui si affiancano varie fondazioni e aziende ospedaliere impegnate nella ricerca sulle malattie degenerative e sul cancro.

Una volta raggiunto il pieno funzionamento, lo Human Technopole dovrebbe garantire circa 7mila esami genetici all’anno, con l’intenzione di produrre dei modelli statistici accurati e predittivi. Ciò avverrebbe grazie ad un recupero piuttosto efficiente dell’area Expo, utilizzando 24mila dei 30mila metri quadri attualmente a disposizione.