Airbnb, da “Forget hotels” agli hotel in vetrina: come è cambiata la piattaforma simbolo degli affitti brevi
Quest’estate Airbnb effettuerà una nuova apertura a mercati diversi dagli affitti brevi: la consegna di generi alimentari, i trasferimenti dall’aeroporto e il noleggio auto, il deposito bagagli e – cosa forse più rilevante – boutique hotel e alberghi indipendenti.
Una recente intervista di Brian Chesky, CEO e co-fondatore di Airbnb, ha un titolo decisamente eloquente, How Airbnb CEO Brian Chesky Learned to Stop Hating Hotels. E fa un certo effetto ripensando al “Forget hotels” degli esordi, uno degli slogan originari di Airbnb.

Il rapporto tra Airbnb e l’hospitality tradizionale è sempre stato complesso, per usare un eufemismo. Airbnb è infatti nato proprio in opposizione alle catene alberghiere ed è riuscito a cambiare in modo sostanziale il mercato internazionale. E’ abbastanza comprensibile che il rapporto tra gli hotel e la principale piattaforma per gli affitti brevi non sia sempre stato rose e fiori.
Tuttavia, l’apertura di Airbnb al mondo degli hotel ha ormai una storia consolidata che risale quantomeno al 2018, anno in cui, con un celebre post, Airbnb annuncia l’apertura della piattaforma a bed and breakfast e boutique hotel.
L’anno successivo Airbnb ha acquistato HotelTonight, piattaforma online specializzata nell’acquisto di camere d’hotel last minute, servizio apprezzato in particolare da hotel indipendenti e boutique hotel. Proprio nel post in cui annunciava l’acquisto di HotelTonight, Airbnb ricordava che “quasi il 90% degli ospiti che hanno utilizzato Airbnb per la prima volta per prenotare una camera d’albergo e sono poi tornati sulla nostra piattaforma per un secondo viaggio, hanno prenotato anche un alloggio”. La politica di apertura agli hotel veniva – e viene ancora – presentata come una politica positiva per i piccoli host che rappresentano con tutta evidenza il core business della piattaforma.
L’impatto degli hotel su Airbnb è infatti decisamente marginale. Dei più di 9 milioni di annunci attivi sulla piattaforma, solo una ridotta percentuale è di hotel. E’ stato confermato anche a maggio nell’Earnings call del Q1 2026 dalla CFO Ellie Mertz che, nella risposta, ha riproposto la stessa narrativa che accompagnava, già nel 2019, le comunicazioni sull’allargamento della piattaforma agli hotel:
“Quello che abbiamo condiviso sulla crescita è che oggi gli hotel rappresentano una parte relativamente piccola del business. Si tratta di una percentuale a una cifra del numero di notti prenotate. Però negli ultimi due trimestri abbiamo visto che tutte le principali metriche degli hotel stanno crescendo a un ritmo più che doppio rispetto all’intero business.”
E, subito dopo, ha spiegato per quale motivo Airbnb stia incentivando l’aumento degli hotel iscritti, tale apertura, infatti, “permette di soddisfare la domanda nei mercati in cui, per ragioni normative o per altri motivi, non abbiamo un’offerta sufficiente”. Per poi confermare l’effetto positivo per gli host: “Quello che abbiamo osservato è che oltre il 55% delle persone che prenotano un hotel sulla piattaforma torna poi a prenotare una casa”.
E’ in quest’ambito che va probabilmente inquadrata l’ulteriore apertura apertura di questa estate a migliaia di nuovi hotel indipendenti e boutique hotel. Una apertura che nel complesso procede da anni, anche se con molta cautela.
Prevedere l’evoluzione di Airbnb nei prossimi anni non è facile perché dipenderà anche dall’evoluzione legislativa. Specie in Europa, dove il fronte di opposizione agli affitti brevi sembra avere sempre più sostenitori, intrecciandosi spesso alle critiche all’over turism.
Se volete restare aggiornati sulle evoluzioni delle OTA e del marketing turistico, potete iscrivervi alla nostra newsletter o seguirci sui social media. Nel nostro shop potete trovare inoltre varie risorse di marketing per hotel e B&B.