Catalina Sopu, content creator per l’e-commerce: «Il prodotto va mostrato com’è»
Catalina Marcela Sopu è la fondatrice di CS Creation, un’attività che realizza contenuti visivi per l’e-commerce e i social in modalità white label: packshot, foto prodotto ambientata, infografiche, reel e video ads, per clienti italiani e stranieri in settori molto diversi tra loro, dall’arredamento alla gioielleria, dall’illuminazione alla moda. Prima di dedicarsi a questo lavoro ha trascorso quasi vent’anni nel settore dell’arredamento come responsabile di produzione e qualità, un’esperienza che dice di portare ancora in ogni immagine che realizza.

Nel suo lavoro l’intelligenza artificiale è uno strumento tra gli altri, non una scorciatoia: usa Higgsfield per costruire le scene e Claude per testi e script, ma nessun file generato esce così com’è, perché ogni immagine passa sempre da una correzione a mano. In questa intervista racconta come decide cosa salvare e cosa ricostruire da una foto «sbagliata» mandata da un cliente, qual è stato il caso più complesso che ha affrontato e quale consiglio darebbe a un piccolo e-commerce che oggi ha solo foto scattate con il telefono.
Hai lavorato quasi vent’anni nel settore dell’arredamento prima di passare ai contenuti per e-commerce: cosa di quell’esperienza porti ancora nel tuo lavoro oggi, quando dici di garantire “fedeltà al prodotto”?
Ero responsabile di produzione e qualità in due aziende di mobili, con clienti e fornitori da seguire e un team di 32 persone. Per anni ho risposto alle email di assistenza di chi non riusciva a montare un mobile, e so dove le persone si fermano. Oggi quel sapere lo porto in ogni immagine: materiali e proporzioni devono tornare con l’oggetto reale, e il prodotto deve funzionare come nella realtà. Faccio anche guide di montaggio fotografate e infografiche con misure reali. Il prodotto va mostrato com’è.
Lavori molto con l’AI (Higgsfield, Claude, UGC AI-assisted), ma dici anche che “nessun materiale grezzo generato dall’AI esce così com’è”: dove tracci il confine tra quello che lasci fare alla macchina e quello che correggi sempre a mano?
Higgsfield costruisce la scena, Claude mi serve per testi e script. Il ritocco lo faccio in Photoshop, il montaggio in CapCut. Nessun file generato esce così com’è: luce e ombre, colore e dettagli passano sempre da una correzione a mano. Il prodotto resta quello vero, con i colori e i materiali del cliente. Gli UGC AI-assisted nascono sempre da uno script mio o del cliente. Il reel deve fermare lo scroll entro il primo secondo e mezzo, e su quel punto decido io.
Nel tuo portfolio racconti il caso della botte bar fotografata in pieno giorno e trasformata in una scena serale: davanti a una foto “sbagliata” mandata dal cliente, come decidi cosa salvare e cosa ricostruire da zero?
Il punto di partenza è quasi sempre lo stesso: prodotto per terra o su un tavolo, luce di casa, telefono. Salvo il prodotto e ricostruisco il resto. Nella botte bar il cliente mi aveva mandato una sola foto, scattata nel cortile a mezzogiorno, con un muro bianco dietro e un ponteggio nell’inquadratura. Ho tenuto la botte in rovere da 60 ettolitri, con il tetto a scandole e l’insegna dipinta a mano sul coperchio, e ho costruito una scena serale con luce calda e bicchieri sul bancone. Il prodotto è rimasto fermo, ho spostato luce e luogo. Le misure che la foto non dice (220 per 220 cm) stanno in una scheda tecnica.
Lavori spesso in white label per altre agenzie: cosa cambia, nel modo di lavorare, quando il tuo nome non compare mai nel risultato finale?
Lavoro in autonomia oppure dentro il team dell’agenzia, come serve a loro. Nei file i marchi del cliente vengono tolti o sostituiti. Il mio nome non compare, e lo standard resta quello di un lavoro firmato: stessa correzione a mano su ogni file, stessa attenzione al prodotto vero. Per le agenzie esiste un listino partner per prodotto, con sconto sui volumi. Per le quantità grandi preparo un preventivo dedicato.
Qual è il caso più complesso che ricordi — penso al catalogo da 236 file o alle quattro varianti ads per il test A/B/C/D — e cosa ti ha insegnato sulla gestione del tempo o del cliente?
Il caso più complesso è il catalogo da 236 file pronti da caricare, un’intera categoria consegnata in una volta. L’ho ricostruita dalle foto di riferimento e dalle schede tecniche del cliente, con la stessa luce e lo stesso set per ogni prodotto. Poi viene la parte che quasi tutti saltano: titoli riscritti e file rinominati per la ricerca, perché “packshot_alzata_ALLINEATO.jpg” a Google non dice niente, e alt text scritto immagine per immagine. Gli originali sono intatti. Il cliente ha aperto la cartella e ha cominciato a caricare. Ho imparato che un cliente si rispetta consegnando un lavoro che non gli chiede altro lavoro.
Che consiglio daresti a un piccolo e-commerce che oggi ha solo foto scattate col telefono in casa, prima di pensare a un investimento in contenuti professionali?
Prima di pagare qualcuno, sistema cinque cose col telefono. Fotografa di giorno vicino a una finestra, con la luce che entra di lato. Libera lo sfondo: un muro o un lenzuolo chiaro bastano. Inquadra il prodotto intero e aggiungi una foto da vicino sul materiale. Scrivi misure e materiali in una nota, perché sono i numeri che la foto non dice. Poi sistema titoli e nomi dei file, che servono alla ricerca. Dopo questi passaggi si vede cosa manca davvero, e solo allora ha senso valutare un investimento.


